Adrano abusiva, Adrano abusata

in Ludovico Vitale di

Quando si parla di abusivismo, e lo si fa con riferimento ad Adrano, vengono in mente svariate circostanze.
Si pensa, ad esempio, agli abusi edilizi, che potevano essere “sanati” mediante una dazione di danaro, la quale spesso (e volentieri) veniva, e viene tutt’ora, condonata.
Si pensa alle micro-discariche abusive, frutto in primis dell’inciviltà, regnante sovrana, ed anche dell’incapacità di trovare un rimedio al problema rifiuti.

Quasi mai si pensa ai mercati rionali (per intenderci, il mercato nel quartiere di San Leo il martedì ed il venerdì mattina).
Lì dovrebbero essere assegnate delle postazioni che permettono ai singoli rivenditori di poter sistemare la propria roba. Ed in effetti, nella maggior parte dei casi avviene ciò.
Tuttavia, mediante testimonianze orali (che rimangono tali, fin quando non si potrà avere una prova migliore), e non per questo frutto di immaginazione, siamo giunti a conoscenza di un episodio (che sia circoscritto o che sia d’abitudine questo non si sa) parecchio spiacevole.
Un ragazzo di colore stava appostandosi nella propria postazione regolarmente assegnata. Solo che degli ignoti adraniti, approfittando della sua condizione, con atti intimidatori e (si direbbe) violenti hanno fatto si che il ragazzo si togliesse per far posto a loro. E quando ci si è chiesti se ciò fosse possibile, quando qualcuno ha provato a capire cosa stava succedendo, chi di dovere non ha svolto il suo compito. In totale silenzio, quasi a voler giustificare gli attori dell’ignobile gesto. Un silenzio assenso. Un silenzio assordante.
Un silenzio indice che il mancato rispetto delle regole, da parte di chi dovrebbe rispettarle e di chi dovrebbe farle rispettare, porta ad abusi. Abusi, intesi come errori, come distorsioni di ciò che dovrebbe essere.

Ed è per questo che, forse, le cose non cambiano. Non è un discorso moralista o giustizialista, anzi.
Nell’eterna guerra dei due mondi, tra i buoni e i cattivi, tra i sedicenti onesti e i disonesti, si è prodotto poco o nulla. Sterilità, frutto (contingente) di una guerra. Perché non si è mai fatta una distinzione tra moralità pubblica e moralità privata. Perché a casa propria si può lasciar la spazzatura dove si vuole (dubito che lo si faccia), mentre fuori da casa propria, cioè a casa di tutti, la si deve lasciare quando e dove le regole generali (giuste o sbagliate che siano) stabiliscono.
Perché se si è chiamati a svolgere un ruolo di comando e si è a casa propria si può fare, nei limiti del normale, ciò che si vuole (un  padre di famiglia può educare il figlio a questo piuttosto che a quell’altro valore).
Ma se si è classe dirigente, se si è, dunque, amministrazione comunale, amministrazione territoriale, amministrazione dei servizi, bisogna comportarsi in una certa maniera. Il dovere di adempiere ai propri doveri non si può sintetizzare in una mera operazione di facciata, nell’apparire belli, con un auto modesta, con l’aria sicura.

Si deve stare con la schiena dritta, senza farsi mettere sotto scacco, senza sentirsi (o essere) ricattati.
Compito di tutti, compito, quindi, di nessuno. Mentre persone, quartieri, servizi vengono abusati.