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Sergio Pignato

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I coglioni di Destra

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Tempo fa, mi era impossibile pensare che a destra ci fossero persone scadenti. La colpa di questa distorsione della realtà era dovuta prima di tutto alla psicologia dell’escluso, di cui eravamo affetti tutti noi di destra.

In cosa consiste questa psicologia? L’escluso per compensare questo stato di disagio elabora questa sua marginalità: nel caso nostro quella politica, con un atteggiamento di superiorità che è alimentato dalla frequentazione del gruppo degli esclusi – politici appunto – e per quanto ci riguarda da letture e discussioni che esaltavano temi come la bellezza della sconfitta, i concetti romantici di titanismo e di morte per l’ideale, il senso aristocratico della formazione individuale. Io, è chiaro, non rinnego la mia formazione né le letture che ho fatto però per tanto tempo: diciamo sino a quando la destra ha assunto responsabilità di governo nazionale nel 1994 e quindi regionale, dove c’è stata, sino a giungere a quella nelle realtà locali, ho pensato al mio “mondo” come quello migliore, più puro, più competente. L’epilogo di quelle esperienze di governo e di quelle attuali, pur nelle eccezioni, ha dimostrato invece che gli uomini di destra sono nella maggioranza come tutti gli altri.

 

Ho cercato di capire il perché, partendo proprio da quella distorsione della realtà, dovuta alla psicologia dell’escluso, ed alla creazione di “miti” politici ed esistenziali, per giungere alla considerazione che il tempo svilisce tutto. Mi spiego meglio. Dopo la sconfitta militare e politica del fascismo, i reduci avevano ancora, vista la vicinanza con quegli eventi, quella tensione ideale e la voglia di battersi per realizzare l’idea che li aveva precedentemente animati. Tale tensione è stata forte, con alcune differenze politiche ed ideologiche, per tutti gli anni del dopoguerra sino agli anni ’80. Poi, il tempo ed i cambiamenti epocali l’hanno fatta scemare sino a diventare un semplice “pacchetto d’offerta politica”, mentre i “miti” – quando non erano mera coreografia – del saluto romano, del Presente! per onorare i nostri morti, dei ritiri comunitari servivano, quale forza animante e aggregante, a rafforzare lo spirito di gruppo.

La realtà, invece, palesò dilettantismo, velleitarismo ed una serie di brutte figure, dato che la destra non era usa di governo.

Queste prime delusioni indussero erroneamente la destra a fare politica “come gli altri” e così, anche per una legittima ricompensa degli anni patiti, molti nostri governi scopiazzarono il mal costume dei partiti dell’arco costituzionale. Ma ciò che costoro avevano dimenticato è il fondamento che ci faceva sostanzialmente “diversi”.

Tale fondamento non era rappresentato dai contenuti ovvero dai riferimenti storici e politici, dalla percezione agiografica e di “fascismo eterno” che lungamente ci aveva pervaso ma al sostrato intimo che sostanziò quelle scelte politiche e di vita come il concetto nicciano di uomini come costruttori di senso e di storia e l’anticonformismo comportamentale ed ideativo, residuo forse romantico ma pratica ed importante risorsa per qualsiasi comunità. Specie se in fase di stallo.

Chi, a destra, non ha più questo è come gli altri o addirittura un coglione.

 

I coglioni di destra si riconoscono facilmente anche perché sono notevolmente aumentati, specie se da “ecumenici” e “flessibili” come sono diventati hanno iniziato a frequentare altre parrocchie politiche, impensabili un tempo. Eppure riesco, nella mia munifica comprensione, a pensare che qualcuno di loro l’abbia fatto per poter incidere nella realtà politica e per non lasciare vuoti politici che altri in maniera malsana potevano occupare. Ma molti di loro non si distinguono per lo stile, per il senso profondo della “scommessa esistenziale”, dell’anticonformismo, della volontà grazie ai quali le cose si possono cambiare se si lotta anche se si perde, e mostrano invece un fare bulimico da Prima Repubblica.

 

Ho per molto tempo, come dicevo, evitato a me stesso di consumare una freudiana morte del padre: lo faccio ufficialmente ora e mi sento più onesto e più libero.

Certo, ciò non significa avere pentimenti e dimenticare il passato. Non posso, non voglio e non devo dimenticare i ragazzi che sono morti per difendere una bandiera che nessuno voleva, i sacrifici di una comunità che voleva battersi, esprimersi e che sottraeva risorse al borsellino domestico – di nascosto e senza pentimento –, le scarpe consumate e le notti in treno del giovane Almirante, i pasciuti democristiani, socialisti etc. che potevano dare ai loro iscritti e ai loro amici un lavoro, occasioni di vita, una vetrina sociale.

No, non mi pento per la mia scelta. Anzi, questa marginalità mi – ci – ha spinto a lottare e a non piegarmi – ci – dinanzi al potente politico di turno, a leggere libri di altra provenienza politica ed ideologica, a confrontarsi con filosofie e persone di orientamento politico diverso, ad indirizzarmi a vedere sotto una luce nuova argomenti per noi tabù come Marx, Freud o la Scuola di Francoforte, per esempio. Ciò ha reso tutti noi, abitati ancora da quel fondamento di cui parlavo, più forti, più determinati, più reattivi e paradossalmente più ironici e tolleranti.

Ringrazio i miei 11 anni, età in cui quasi istintivamente scelsi. Non rimpiango niente.

Non avrei voluto vedere, però, certe scene di rozzezza, di arrivismo e di pochezza caratteriale che sono circolati  e circolano anche a destra.

Non sempre noi siamo ciò che siamo stati.

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