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Vincenzo Ventura - page 2

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Giuseppe Coco, umorismo e surrealismo s’incontrano

in Homines di

Nel giugno 2008 a Biancavilla è stata inaugurata l’esposizione permanente del disegno satirico e umoristico di Giuseppe Coco. Un vero e proprio gioiello dell’opera grafica del cartoonist di costume conteso negli anni ‘70 e ‘80 dalle più note e diffuse testate europee.

Lo abbiamo intervistato nel suo “museo” per una speciale visita guidata. Un modo per parlare estemporaneamente di arte e letteratura, di ricordi e nostalgie, di segreti e ammiccamenti…

 

Maestro, vignette e tavole: qual è la differenza? C’è un rapporto gerarchico tra le due? E Coco verso quale si sente più congeniale?

Naturalmente verso la tavola, perché permette un’espansione maggiore. Si ha come l’impressione di realizzare un affresco. La vignetta, invece, per sua natura, è più richiesta dalle agenzie. Vengono fatte diverse copie e distribuite  nei giornali. E soprattutto occupa uno spazio minore. Specie in Italia, le vignette, sempre in orizzontale, occupavano 12×7 cm. Io le amavo moltissimo.

 

Quando mi commissionavano delle vignette, io mi ponevo un tema e poi le realizzavo. Intorno agli anni Settanta sono cominciate le tavole a colori e ho cominciato con Playmen. Ricordo che il direttore Luciano Oppo mi telefono: “Coco, ho visto delle tue cose, ma a me le vignette non interessano. Voglio delle tavole a colori con una gag. Voglio che si allontanino il più possibile dalla vignetta”. E così sono nate le mie opere. Le tavole per Playmen sono dei quadri veri e propri.

 

Lei ha utilizzato sia la tecnica con i colori a tempera che il bianco e nero: tra le due c’è una differenza?

La differenza è sostanziale: nel bianco e nero i piani o la prospettiva la trovo tramite un tratteggio, quindi una via di fuga per quello che tu disegni: c’è un primo piano e poi il tutto converge in fuga, come in un imbuto, nel colore c’è solo il tratto, mentre il chiaro-scuro e la fuga delle cose rappresentate sono fatte col colore. Un vero disegnatore si riconosce dal disegno perché il colore aiuta (e fuorvia) moltissimo. Ad esempio, mentre un colore caldo forma un piano, uno freddo forma lo sfondo, nel bianco e nero questo non c’è, si ha solo il tratto nero.

Io mi divertivo un mondo a fare le tavole in bianco e nero, utilizzando diversi segreti. Utilizzavo un pennino grosso, un Perry e un Atom, pennini che non si utilizzano più, perché oggi nessuno disegna. Nel disegno c’è tutto. L’illustrazione, la vignetta, i cartoni animati hanno preso la supremazia su certi valori plastici.

Ricordo che in seguito ad un film stupendo, Il mistero Picasso di Henri Clouzot, film che circolava negli anni Sessanta, si tenevano diversi dibattiti. C’era chi sosteneva: “Più che un pittore, Picasso sembra un disegnatore” e chi ribatteva, e io condivido la risposta, “e chi se ne frega!” (ride, ndr).

Con ciò si vuole dire che quando un disegno dice tutto è superfluo aggiungere altre cose. C’è un quadro che considero bellissimo Donna piangente di Picasso dove è possibile vedere tutte le smorfie, le rughe, le lacrime di una donna.

Questo è un disegno colorato e a nessuno interessa se ha usato il chiaro-scuro perché è tutto un disegno ed è importante che si è riusciti nel comunicare ciò che si voleva comunicare.

 

Quindi tra un pittore e un disegnatore c’è differenza?

Per me Picasso rimane il più grande disegnatore del mondo, ma ciò non vuol dire che l’essere disegnatore lo escluda dall’essere anche pittore.

 

Queste 86 tavole hanno un ordine logico?

Non nell’ordine di numerazione. C’è una coerenza nello stile e una differenza nel soggetto, perché è tutto subordinato al tema. Ad esempio, se io devo disegnare una persona chiusa in una stanza, escludo la folla. Nella folla, nella frantumazione di tutto il disegno io mi riconosco.

 

Ma c’è un’evoluzione?

Si, nel tratto c’è un’evoluzione!

 

Secondo lei, dove è ravvisabile la maggiore evoluzione?

Per me è cominciata nel ’72-’73 con Playmen, con il piacere morboso di disegnare. Lì ti senti padrone del disegno. Questa padronanza te la dà il disegno in bianco e nero, infatti non sempre sono capace di disegnare in bianco e nero. E’ come se volessi entrare dentro col fare il rilievo, la prospettiva e poi io faccio delle false illusioni di fuga, e tutto ciò mi diverte infinitamente. Un vero artista si vede nel disegno. Quando uno non sa disegnare lo si vede benissimo.

 

Da Biancavilla a Milano il passaggio è forte. Oggi cosa le manca di Milano? E quando si trovava a Milano cosa le mancava di Biancavilla?

Di Biancavilla non mi mancava niente! Neanche di Adrano: nemmeno per idea, anche se io ho un “ramo ‘ddurnisi”, mio nonno.

Negli ultimi anni tornavo qui perché avevo un giardino. E qualcuno mi chiedeva: “torni qui per le tue radici? E io rispondevo “sì, sì per le radici… del mio giardino!” (si ride, ndr).

Io credo molto nell’intelligenza dei siciliani, come radice. Ma i siciliani attraversano periodi in cui sono distratti da tanti problemi. Qualche volta incontro qualcuno che sa cosa è l’Arte. Il resto non è che non la capisce, non gliene importa niente… ha altri interessi.

 

L’infanzia di Coco a Biancavilla come è stata?

Brutta, perché avevo dei fratelli più grandi che giocavano a palla. Però, non c’erano soldi e usavano un barattolo. Io ero piccolo e non capivo. Mi dicevano di fare il portiere e mi mettevano tra due sacchi che facevano la porta. Credevo che dovessi parare… E invece ho scoperto che chi mi colpiva segnava un punto! Infatti, ho una cicatrice sul braccio e altre quattro, cinque cicatrici in testa. Ho sempre avuto l’impressione che volessero farmi fuori!

 

Andando a Milano, che aria si respirava?

Era tutto bellissimo, perché era tutto in crescita. Ma ho dovuto lottare. Prima abitavo in pensioni, nel ’63 avuto il contratto finalmente potevo permettermi una casa…

 

deperimento organico. Insomma, il rischio c’è ed è forte. E’ un’avventura insomma. E io ero turbato quando dicevano sottovoce, indicandomi, “quello è un professionista”. E dicevo tra me e me: “forse ho sbagliato. Adesso mi impiego!” (ride, ndr)

 

Quali erano gli artisti più in vista?

Il periodo veramente creativo a Milano è stato il movimento di pittura astratta. Tra i  fumettisti c’erano Guido Crepax, Dino Battaglia e Hugo Pratt. Tra i disegnatori c’era Cavallo.

Quando io ho cominciato a pubblicare su Playmen ho cercato di fare qualcosa di diverso. E questo mi è stato riconosciuto. Peccato che oggi non ci sono più  giornali votati alla grafica. Ecco perché io dico che questi disegni (indica le opere esposte a Villa delle Favare, ndr) ci rappresentano veramente, noi viviamo di questi. Il fare classico è morto e sepolto.

 

I cattivi maestri di Coco quali sono stati?

Anche se li cito nessuno li conosce… Sono intellettuali che hanno scritto e che hanno una visione del mondo, non dico completamente trasversale, ma un po’ diagonale. Sono dei mistici orientali: Tilopa, Milarepa, ma anche scrittori come Franz Kafka, nel quale mi riconoscevo. Poi, a 16-17 anni avevo letto tutto Allan Poe. Invece i pittori che mi hanno turbato sono Franz Kline, ma non per la pittura, perché lui non dipingeva ma faceva delle macchie, difatti è il pittore più copiato.

Quando nell’86O-’87O muore l’ancien regime c’è una rivoluzione industriale, e quello che viene a mancare è la necessità di rappresentare la cosa. Questa è la radice dell’arte astratta e cioè la pittura non come rappresentazione, ma come espressione, quindi si arriva al novecentocinque con Kandinskij, per poi arrivare a Picasso. I grandi maestri sono questi. Io a 14 anni ebbi

 

una crisi e smisi di disegnare anche per il fatto di avere dei cattivi maestri che mi dicevano cosa dovevo fare. A Lucca abbiamo constatato che io, Giraud e Crepax, abbiamo avuto tutti la stessa crisi adolescenziale, in cui nessuno per qualche anno ha più disegnato. Perché disegnare copiando è di una banalità, e di una stupidità fortissima. Poi a 15 anni scopri la fantasia e sei libero di fare ciò che vuoi. A me colpì Picasso e ripresi a disegnare.

 

Tra le mostre c’è qualcuna che ha segnato una tappa fondamentale?

Sicuramente la mostra del ’68, quella della Pop-art a Venezia. A Milano c’era persino la difficoltà di riuscire a vedere tutte le mostre: ce n’erano così tante in città… A Palazzo Reale ci sono state delle mostre davvero interessanti, come quelle dei Surrealisti o di Renè Magritte.

 

Fondere l’umorismo con il surrealismo è cosa semplice?

Sono parenti. Io agisco con delle similitudini grafiche, perché se, per esempio, io realizzo di tre quarti una figura appoggiata, mi dà lo spazio per mettere altre due braccia e il soggetto risulta appoggiato su tre braccia. Questo può essere una gag, ma anche surrealismo. Ma potrebbe essere anche una scena dolorosa come l’autoritratto che ho fatto e che è qui esposto.

C’è una famosa fotografia di Gadda dalla quale ho tratto lo spunto per una mia opera. Ho rappresentato un soggetto, un mostro con sette dita che si copre il volto per non vedere il mondo. Non c’è un surrealismo alla Andrè Breton, nel quale in modo ortodosso si interpretano gli archetipi dell’incontro collettivo, questo lo fa Renè Magritte.

C’è un surrealismo psicologico che in qualche modo ti colpisce. Altrimenti non si spiega quel quadro bellissimo di Salvador Dalì dove c’è una siepe e c’è un cucchiaio che esce come un serpente.

 

La donna è stata oggetto privilegiato delle sue opere. Come mai?

Perché gli uomini vengono attratti dalle donne e viceversa. Io l’ho disegnata per diciotto anni per Playmen. Incominci a divertirti. Poi se tu disegni il nudo di donna è sempre un nuovo piano architettonico che fai. L’uomo non presenta alcuna attrattiva.

 

Cosa è stata, cosa è e cosa sarà l’Italia del fumetto?

Adesso il fumetto è diventato stupido, più violento. Prima c’era eleganza. Poi ho visto i fumetti dei miei nipoti stile

sono brutti e di una violenza inaudita.

Oggi non ci sono giornali che pubblicano fumetti. C’è Famiglia Cristiana che pubblica le vignette con disegnatori uno peggiore dell’altro. C’è il culto del disegno, della personalità, del personaggio disegnato. Ho lavorato talmente tanto e qualche amico di Milano dice “perché non li raccogli?” Ma cosa raccolgo?!, ci vorrebbe un Palazzo. Questa esposizione è infatti il meglio di Coco ed è bene dire così perché questi presentati, sono i lavori più ricercati. Fatti per essere esposti e visti, cosa che a me non dispiace.

 

Il piacere di dipingere di disegnare c’è e c’è sempre. Ma quando si lavora su commissione e magari non è nelle sue intenzioni, come riesce a distaccarsi dal tema che magari non preferisce?

Se uno commissiona il più delle volte si sta a metà strada per accontentare il cliente. Quando qualcuno mi commissiona un disegno è perché ha visto in precedenza delle opere. Io mi esaltavo quando qualcuno mi ordinava delle opere, dopo aver visto i miei lavori.

Nel ‘66, quando incominciavo ad essere notato, il Corriere dei Piccoli mi ordinò dei disegni che, obiettivamente, erano abbastanza grandi, e Cassio Morosetti, quasi sospettando che cosa avessi realizzato mi disse: “Coco fai delle bozze e poi mi mostri il disegno”. Ciò perché potevo approfittare dello spazio messo a disposizione per fare e dare spazio alle mie idee, alla mia creatività. Questo loro non lo volevano, perché avevano visto delle tipologie di disegno e volevano proprio quei temi tradizionali. Questo è il meccanismo dell’ultimo Peppino Migneco, che dipinse per cinquant’anni cesti con i “masculini” fino a quando non si stufò. Il suo committente gli disse che la richiesta era proprio quel tipo di lettura, altrimenti non avrebbe rinnovato il contratto e lui rimase costretto a dipingere quel tipo di ceste con il pesce.

Ciò vuol dire che quando si vive dell’Arte è necessario dimenticare l’Arte, per poi entrare nelle opere comunque, se questa c’è.

Quando stavo a Biancavilla pubblicavo sul Travaso, che mi dedicava delle pagine e non sapeva che avevo 17 anni. Quando sono arrivato a Milano ho dovuto cancellare tutto perché nelle grandi città ci sono “nuovi riti, nuovi miti” e quello che conta anche nei contratti delle grandi gallerie è il denaro. Si finisce per diventare dei geni senza una lira in tasca. Se l’Arte c’è questa entrerà comunque nell’opera.

 

Un artista sceglie anche il suo target: Coco è per l’elite o per la massa?

Io sono per tutti e due. Solo che a volte non ci riesco. Ma l’ideale è questo. Gli scrittori ci riescono meglio, mentre nel disegno è più difficile. Don Chisciotte è un romanzo di successo perché, tu che sei anche archeologo (riferito a Placido Antonio Sangiorgio), è una tettonica a strati. C’è uno strato che è quello dell’avventura, della comicità. Poi ci sono altri strati… c’è anche la storia delle società segrete in Europa. Perché quando lui entra nel mondo magico degli eroi, c’è un dormitoio pubblico di cavalieri erranti morti.

L’altra sera sono giunto alla conclusione che gli insegnanti che fanno concludere i corsi sono i professori cretini, quelli bravi vengono richiamati dal Preside e mandati.

 

Questo museo a chi è affidato idealmente? Chi è il destinatario privilegiato di questo Museo?

Ai cittadini di Biancavilla. L’ideale sarebbe questo.

Nella seconda pagina del contratto stilato ho voluto fare una donazione ai biancavillesi.

 

Il fatto che così tanti giovani facenti ad un periodico siano qui, a ritrovarsi per conoscere Coco non è di poco conto…[coco.JPG]

Il messaggio nelle opere è tutto evidente, c’è una radiografia dell’autore. Si deve cercare attentamente cosa è disegnato e come è disegnato. L’autore, io, non conto proprio niente. Contano di più i miei disegni, la mia radiografia è lì (indica le opere) e c’è anche la mia visione del mondo.

 

Al maestro Giuseppe Coco i più sinceri ringraziamenti ed apprezzamenti per averci fatto dono di un incontro esclusivo di alto profilo culturale e dell’opportunità di pubblicare una sua opera in questo Speciale di Symmachia.

 

 

 

 

 

“Il Piccolo Principe” letto agli alunni del Secondo Circolo dai giovani del LEO Club

in Biancavilla/News di

“L’essenziale è invisibile agli occhi” è uno dei celebri passaggi de “Il Piccolo Principe”, l’incantevole racconto di Antoine de Saint-Exuper letto e riletto da tante generazioni che, a distanza di settant’anni, affascina e coinvolge tutti, grandi e piccoli. Attenzione ed emozione che ha caratterizzato l’incontro culturale promosso dai giovani del Leo Club Adrano, Bronte, Biancavilla tra i banchi delle classi quarte sezioni “E” e “F” del Secondo Circolo Didattico “G. Verga” – plesso di via Dei Mandorli.

L’iniziativa rientra nell’ambito della “Settimana del Libro”, ideata quest’anno dal Centro Culturale “Sturzo”.

A leggere alcuni passi dell’opera è stata la presidente, la giovane biancavillese Federica Furnari, coadiuvata da Nicola Milazzo e dagli esponenti Flavio Randazzo, Martina Platania e Antonio Amoroso.

Durante la “lezione”, è stata proposta anche l’attività ludico-riflessiva “Play Different”, nell’ambito del progetto Kairòs, proposto dai Leo a livello nazionale per meglio sensibilizzare e integrare i più piccoli alla diversità e alla disabilità.

“Occorre promuovere la cultura in tutte le modalità – spiegano i componenti del Leo Club – per noi è stata una giornata fantastica, un’esperienza che rimarrà tra le iniziative più significative della nostra realtà, perchè abbiamo appreso molto dai bambini e a loro va il nostro grazie”.

Burtone in Parlamento: “speculazione sui prezzi dei prodotti agricoli. Governo disattento”

in Bacheca di

Approda alla Camera dei Deputati, la triste vicenda del divario dei prezzi degli agrumi, tra l’acquisto dal produttore e la vendita nei grandi mercati. E’ stato il deputato catanese Giovanni Burtone del PD a presentare un ordine del giorno che è stato votato favorevolmente, nonostante il parere contrario del Governo Renzi. Non a caso, lo stesso Burtone ha parlato di “Governo disattento”, rivolgendosi anche al sottosegretario all’Agricoltura, presente in Aula, rispetto ad una problematica annosa che affossa l’economia dei piccoli produttori agricoli a vantaggio della grande distribuzione, specialmente al Nord. E’ uno “spread” che, effettivamente, non può essere più tollerato.

“Oggi, gli agrumi, in Sicilia, si acquistano a 0.25 centesimi di euro al chilo e si rivendono nei mercati, a 2.50 euro al chilo – ha detto Burtone alla Camera –  chiedo l’attenzione del Governo: occorre contrastare la speculazione che penalizza il settore agrumicolo siciliano”.

Da qui, la proposta dell’on. Burtone presentata nell’ambito del provvedimento sulla tracciabilità ed etichettatura dei prodotti: “si deve istituire un osservatorio sui prezzi presso la Camera di Commercio di Catania al fine di monitorare costantemente l’andamento del prezzo degli agrumi siciliani”, ha spiegato Burtone che, su questo punto, ha chiesto al gruppo del PD alla Camera un voto unanime.

“Vite anNegate”, presentazione del libro del maresciallo Rapisarda a Villa delle Favare

in Biancavilla/News di
maresciallo rapisarda
Il maresciallo Roberto Rapisarda

Verrà presentato giovedì, 17 dicembre, alle ore 18.30, a Villa delle Favare il libro “Vite anNegate” del maresciallo dei Carabinieri Roberto Rapisarda, comandante della Stazione di Biancavilla.

Edito da Armando Siciliano, il libro di Rapisarda propone un racconto diretto del fenomeno dell’immigrazione, attraverso l’esperienza personale del Maresciallo maturata a Lampedusa.

Sarà anche un modo per parlare del tema della solidarietà a favore dei più deboli, in vista del Santo Natale. Non a caso, il libro di Roberto Rapisarda è legato ad un gesto concreto di solidarietà: i proventi della vendita del libro verranno destinati per opere di solidarietà, a beneficio dei bambini della Guinea Bissau, e in particolare per quelli di Bula, tramite i volontari dell’Associazione di volontariato “Amici delle Missioni” – Diocesi di Caltagirone.

All’incontro culturale, oltre all’autore e all’editore, prenderanno parte il sindaco Giuseppe Glorioso, il presidente di “Amici delle Missioni” Enrico Ferro, la dottoressa Fiammetta Altadonna, e il giornalista Angelo Vecchio Ruggeri.

“Flash-mob d’amore” in piazza Roma, ecco la sorpresa della fidanzata al futuro marito. VIDEO

in Bacheca di

Atmosfera particolare, ieri sera, a Biancavilla per un flash mob organizzato in piazza Roma da una fidanzata per il suo futuro marito. Una sorpresa d’amore originale che ha acceso di entusiasmo l’intera piazza che stava per riempirsi di giovani, come accade quasi ogni sera. Che qualcosa di diverso, però, stesse per accadere lo si intuiva dalla crescente presenza di gente, tra cui diversi parenti dei promessi sposi biancavillesi.

Ad incuriosire sono state delle ragazze che, improvvisamente, hanno incominciato a ballare, poi è partita la musica ed infine è comparsa lei, la futura sposa con tanto di velo bianco in testa con in mano alcuni cartelloni con frasi d’amore. La piazza è esplosa in un mix di gioia e commozione.

Ad organizzare nei dettagli la sorpresa è stata direttamente la fidanzata Donatella Galati, insieme alle sue amiche Floriana Catania e Ambra Ricceri. Ignaro di tutto lui, il futuro marito, Dino Scaccianoce che ha assistito, incredulo e con una evidente emozione, alla promessa d’amore della sua lei. Applausi dei passanti al momento del bacio tra i due giovani sposi.

Tutto è stato filmato da Giuseppe Cantarella di Yvii Tv. E’ stato realizzato un video – lo proponiamo a seguire – che sta impazzando sui social network.

Guarda il video

Sì al taglio del 20% dei Consiglieri comunali: Adrano passerà a 24, Biancavilla a 16

in Politica di

E’ destinato a mutare il quadro numerico dei Consigli comunali di Adrano e Biancavilla, a partire dalle prossime elezioni amministrative. Infatti, è in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana un disegno di legge che andrà a tagliare del 20% i componenti delle assise cittadine.

La proposta è stata presentata dal deputato Antonello Cracoli del PD e già emendata, in alcune parti, da deputati del Centrodestra, tra cui l’ex presidente della Provincia di Catania, Nello Musumeci.

Per il provvedimento la strada è in salita e non si escludono colpi di scena, specialmente in sede di votazione a scrutinio segreto.

Torniamo ai numeri. Adrano non dovrà eleggere più 30 consiglieri comunali ma saranno sufficienti 24, a Biancavilla piuttosto che 20 consiglieri ne basteranno 16.

Certo, si tratta di un “taglio simbolico” rispetto ai veri tagli che si potrebbero definire con nuove iniziative legislative, a cominciare dall’eliminazione dei rimborsi ai datori di lavoro (o comunque rinnovarne i parametri di riferimento), la drastica sforbiciata dei gettoni dei Consiglieri comunali, la riduzione delle Commissioni consiliari e l’introduzione del vincolo per legge della “effettiva partecipazione” ai lavori partecipando ad almeno una votazione, eliminando così il gettone per i “casi di studio” dei provvedimenti, come richiesto anche dal Movimento 5 Stelle.

In verità, il disegno di legge in discussione all’Ars prevede già la riduzione dei gettoni e in campo c’è anche la proposta del “gettone giornaliero”, al fine di evitare il cumulo di gettoni per la partecipazione a più riunioni nella stessa giornata, una pratica (indecente) che molti dei nostri Consiglieri comunali conoscono bene.

Siamo certi che non mancheranno i “complottisti”, quelli, cioè, che si stracceranno le vesti e parleranno di “attentato alla democrazia”. Visto che la gente è facilmente influenzabile da messaggi che, spesso, non trovano alcun fondamento (vedi la vicenda delicata dei migranti, strumentalizzata da media e squallidi soggetti politici per i quali, come ci chiede papa Francesco, invochiamo il perdono) è bene subito sgombrare il campo da queste sciocchezze. Anzi, l’intervento in discussione all’Ars è soft: si poteva fare di più, ma è già un passo in avanti cominciare da qualche parte.

Tra le altre novità del provvedimento c’è anche il taglio delle indennità dei Sindaci. Su questo aspetto sarebbe più opportuno procedere diversamente rispetto a ciò che riguarda per i Consiglieri comunali.

Non che questi siano meno importanti di altri, ma di certo l’impegno del Sindaco è a più ampio raggio, è un ruolo che impegna per buona parte della giornata, è indubbiamente più gravoso e più complesso rispetto a quello dei Consiglieri comunali che, vista anche la condizione in cui versano gli Enti locali rispetto al passato, svolgono un’attività oggettivamente più limitata e spesso si finisce ad “incidere” soltanto in determinate votazioni, frutto di freddi calcoli politici, spesso basati su “messaggi” da indirizzare agli alleati o al Sindaco per beghe e litigi interni che il grande pubblico neppure conosce.

E’ certa una sola cosa: la prossima tornata elettorale si preannuncia più spietata del solito per la conquista dell’agognata poltrona di consigliere comunale che, purtroppo, in molti casi, sembra essere divenuta un comodo ammortizzatore sociale per assicurare un compenso a fine mese a quanti, soltanto a distanza di cinque anni, scelgono di occuparsi della comunità, del bene comune, accecati, siamo certi, da un amore sincero e travolgente, chiaramente “nell’interesse della città”.

Trionfo per l’Orchestra “Sturzo” di Biancavilla: primo posto al Concorso nazionale “MusicalMuseo”

in Bacheca di

E’ l’Orchestra della scuola media “Luigi Sturzo” di Biancavilla la vincitrice della quinta edizione del concorso nazionale “MusicalMuseo” di Caltanissetta. I giovani musicisti biancavillesi hanno conquistato il meritatissimo primo posto assoluto della categoria “Orchestre”, riuscendo ad affermarsi con il massimo punteggio (100/100) tra le 50 scuole giunte da diverse parti d’Italia.

Nel 2015, il Concorso di Caltanissetta, promosso dal maestro Mirko Gangi, è stato l’unica rassegna per le scuole medie ad indirizzo musicale ad ottenere il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana dell’Unesco.

I brillanti musicisti della “Sturzo”, domenica scorsa (17 maggio), al Teatro Margherita, hanno proposto un repertorio di tutto rispetto: Opera da 3 Soldi, La Cavalcata delle Valkirie,Kaiserwlazer e Jeux d’enfants.

Il nutrito gruppo di Biancavilla è stato guidato dal dirigente scolastico, il prof. Mario Amato, e dai docenti del Corso ad Indirizzo Musicale Marcello Mammoliti (flauto, sax e direttore d’orchestra), Edoardo Priscimone (clarinetto), Salvatore Coniglio (pianoforte e direttore d’orchestra) e Rossana Nicosia (violino).

Dunque, la bacheca dei successi dell’Orchestra “Sturzo” si arricchisce di un nuovo prestigioso premio, nel contesto, peraltro, dei festeggiamenti per il 50° anniversario dell’apertura della scuola media, avvenuta nell’anno scolastico 1964-1965.

Ancora una volta è stata vinta la sfida della “Sturzo” di Biancavilla, quella di puntare sulla formazione musicale, sull’insegnamento di uno strumento che, dalla fine degli anni Novanta ad oggi, riesce a coinvolgere tanti giovani studenti. Per molti di loro, l’Orchestra della scuola media ha rappresentato una vera e propria “palestra” in cui allenare il talento: non a caso, diversi giovani hanno proseguito gli studi, presso Accademie e Conservatori, tanti sono già stimati docenti di musica, apprezzati musicisti. Per gli altri che hanno intrapreso strade di vita diverse, l’Orchestra ha rappresentato, comunque, un luogo di aggregazione, di socializzazione, di crescita, un ricordo che si porterà nel cuore.

Vincenzo Ventura

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(clicca per ingrandire)

Foto: Radio Cl1

Giornata mondiale del Libro, Biancavilla si mobilita. Si legge pure nei locali della movida

in Cultura di

Una grande giornata di mobilitazione per diffondere la cultura del libro. A Biancavilla il Centro Studi Sturzo con la collaborazione dell’Associazione Ricominciare hanno proposto una serie di iniziative nell’ambito dell’appuntamento mondiale del libro, promossa dall’Unesco.

Si tratta di attività mirate e che andranno a coinvolgere studenti, insegnanti, genitori ma anche la movida che, la sera, affolla i pub, i bar e i ristoranti della città.

Si è cominciato di buon mattino, alle 7, con il caffè letterario in diversi bar della città (Caffe Avenue, Caffè Cristal, Caffè Musa Nera, Etna bar, Gama Caffè, Bar tabacchi Aurora, Turi U mau Chiosco, Tropical Bar, Bar Tuccio (a partire da venerdì), Tabacchi Atanasio, Bar Havana, Scandura Delicatessen, Bar Maurí, Eden Bar, Bar L’artigiana, Fly Cafe, Bar della Q8) poi si è passati al flash mob “I libri sono come la mente: funzionano solo se li apri”, a Villa delle Favare, con la partecipazione degli studenti della media Bruno e della media Sturzo. Tutti hanno portato un libro e hanno letto, per tre minuti, un passo della storia prescelta.

La manifestazione proseguirà la sera nei luoghi della movida, a partire dalle 19.30, con “Girolibrando”. Tra i locali che hanno aderito: Casale dei greci, Pizzeria Giglio, La Fenice, l’Eliseo, Le Grotte, Il cavallino, Nottingham pub, La vite, Etna bar, Bar Havana, Le Piramidi, Happy Hour via Umberto, B.B. King, Mizzika, Pizzeria L’artigiana.

Studenti e Amministratrici di Biancavilla alla manifestazione di solidarietà di Telethon

in Biancavilla/News di

Ha aderito anche l’Amministrazione comunale di Biancavilal alla manifestazione di solidarietà “Walk Of Life” promossa da Telethon per una campagna di raccolta fondi per la ricerca.

A promuovere il coinvolgimento diretto del Comune è stata l’assessore Grazia Ventura che ha coinvolto le scolaresche della scuola media “Luigi Sturzo” accompagnate dal prof. Nino Benina e della scuola media “Antonio Bruno, insieme alle colleghe della Giunta, Giusi Mursia e Francesca Grigorio. Con loro anche tante mamme degli studenti.

Studenti e amministratrici insieme per una domenica all’insegna della partecipazione attiva per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche: il Comune di Biancavilla con l’acquisto degli zainetti di Telethon, donati agli studenti, ha assicurato un piccolo ma significativo contributo dell’intera comunità, soprattutto per garantire un aiuto al piccolo Matteo affetto dalla sindrome di Marinesco-Sjogren.

Nel nostro comprensorio a lanciare l’invito, accolto poi dal Comune e dagli Studenti di Biancavilla, è stato Angelo Pignataro, volontario di Telethon. “La passeggiata non competitiva di 3 km – ha detto Pignataro – è un modo per essere testimoni di solidarietà: è una forma di servizio che è fondamentale per il cristiano e dare un forte messaggio di speranza”.

La simpatia della biancavillese Fina Greco su Rai Uno, campionessa ma senza portafoglio

in Biancavilla/News di

Si è conclusa poco prima del “duello finale”, l’esperienza della biancavillese Fina Greco al programma televisivo “L’Eredita”, su Rai Uno. Un errore banale, sicuramente dovuto all’emozione, non ha permesso alla maestra di una scuola elementare di Biancavilla di accedere, ancora una volta, al gioco finale della trasmissione di Carlo Conti per poi cimentarsi nella individuazione della parola corretta e portare a casa il premio in denaro.

Fina Greco torna a casa con il titolo di campionessa ma senza portafoglio. Infatti, nella puntata andata in onda il 7 aprile sempre sulla rete ammiraglia della Rai, la Greco avrebbe potuto vincere prima 75 mila euro. Ma è stata tradita da una distrazione, proprio al momento della consegna della busta con la parola mancante: solo pochi secondi e la maestra Greco ha capito di aver sbagliato.

Accompagnata dal marito, Salvatore Lanza, la “maestra Fina”, come è chiamata da molti in città, si è subito contraddistinta per la sua travolgente simpatia e per la sua abilità a riuscire sostenere le diverse prove della trasmissione.

In tanti, a Biancavilla, hanno seguito la prova della maestra Greco, come dimostra una fotografia scattata al bar “L’Artigiana” e diffusa, poco dopo, sui social network.

artigiana

IL VIDEO DELLA”GHIGLIOTTINA”

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