Author

Vincenzo Ventura - page 9

Vincenzo Ventura has 84 articles published.

Riprendiamoci la speranza

in Riflessioni di

E’ possibile parlare di etica in politica? Il dibattito, a livello nazionale, è stato aperto dal noto articolo di “Famiglia Cristiana” del 15 agosto scorso. Secondo il giornale dei paolini “mancano persone capaci di offrire obiettivi condivisi e condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune.” E’ possibile calare questo acceso dibattito anche nella realtà di Adrano? Certamente sì.

L’elezione dell’attuale Sindaco era stata salutata come momento di rinascita e di cambiamento, cioè come passaggio da una logica clientelare ad una logica diversa, qualitativamente diversa. Il senso di sconfitta, percepito da molti sostenitori della nuova Amministrazione, manifesta il disagio per quel cambiamento non realizzato. Purtroppo, bisogna riconoscere che, presi dall’entusiasmo per la possibilità del riscatto e della liberazione, si dimenticava che questo gruppo era il supporto vitale del precedente governo della città. I metodi, i modi, la ricerca del consenso attraverso logiche spartitorie si rivelano essere quelle del passato (vedi vicenda “Celad – La villetta”). L’incapacità che fa più specie è da parte di questi politici di guardare ad una realtà sociale che non sia soltanto il piccolo recinto degli impiegati comunali o al massimo del Consiglio comunale, scambiando la realtà vera con quella osservabile solo all’interno del recinto. E’ osservabile, anche, un’altra emergenza: la legalità. Lo scoramento e la delusione sono davanti agli occhi di tutti e si colgono, in forme precise, nella mancata, tardiva e non adeguata reazione ad un fatto di cronaca di estrema gravità: una manifestazione di protesta contro un poliziotto. D’altro canto, che cosa si ci può aspettare di diverso da parte di cittadini abituati a vivere nell’illegalità?

Ipocritamente, la reazione dei politici di Adrano è della serie “Tutto il mondo è paese”, “Questi fatti accadono ovunque”.O mentono, sapendo di mentire o sono cretini. E’ evidente che la risposta è nella prima osservazione. Non è possibile che nessuno si accorga di quello che accade nel centro del paese e nelle periferie: macchine a tutto gas, motorini con conducenti senza casco, parcheggi selvaggi, invasione sistematica dei marciapiedi da parte di alcuni esercizi commerciali, ecc.

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Come si è giunti a tanto degrado? E’ vero che tutto ciò è anche il prodotto ultimo di un estremo individualismo che ha generato la mercificazione dell’etica pubblica. Ma non solo, la subordinazione dell’idea del bene comune ai vantaggi personali e individuali da perseguire a tutti i costi.

Tutto ciò, ovviamente, ha come conseguenza il crollo del senso del dovere e una società ripiegata sull’egoismo individuale. Allora tutto è perduto? Le considerazioni e l’osservazione della realtà farebbero credere di sì! Ma è perduto il desiderio di giustizia, di legalità, il desiderio di una realtà diversa e migliore in cui vivere? Stessi sentimenti erano affiorati durante l’eclissi di civiltà della precedente Amministrazione, eclissi che aveva generato tra la gente qualcosa di unico, l’afflato di libertà, la cacciata del tiranno, il senso comunitario, il sentirsi parte di un progetto volto al riscatto e al miglioramento. E se oggi ripartissimo da lì?

Antonio Cacioppo

Dal 3° numero del giornale “SYMMACHIA” 

Saluti da Biancavilla

in Bacheca di

Una cartolina. Uno scorcio eloquente di piazza Roma e dello stato in cui versa la città di Biancavilla.
Si affoga nell’immondizia, dopo 7 giorni di vera emergenza. Continuano ad incrociare le braccia gli operatori ecologici che aspettano parte della mensilità di settembre, a differenza dei colleghi di Adrano che, dopo l’emergenza del mese scorso, hanno ottenuto la mensilità piena.
Quella di questi giorni a Biancavilla, così come a Santa Maria di Licodia, Belpasso, Gravina, è un’emergenza senza senso perchè “il Comune di Biancavilla ha rispettato le regole, è assolutamente in regola con i pagamenti”, puntualizza il sindaco Pippo Glorioso. 
Come Glorioso, i cittadini sono stufi di fare i conti, quasi ogni mese, con il fallimento della gestione di raccolta dei rifiuti, servizio affidato all’Ato “Simeto Ambiente” e al Consorzio Simco.
Ancora una volta Symmachia invita le Istituzioni ad una piattaforma comune per uscire fuori dall’Ato e la società civile ad una grande mobilitazione contro i rifiuti per strada, contro le bollette illegittime, contro gli accertamenti immotivati, contro un sistema che sta piegando le nostre comunità.

Il maestro Coco “Cicerone” tra le sue opere per un giorno solo per Symmachia

in Bacheca/Comunicati Stampa/Cultura/Iniziative di
[coco.JPG]

Un viaggio guidato nelle opere di uno dei più grandi vignettisti contemporanei. Parliamo del maestro biancavillese Giuseppe Coco che, alcuni anni fa, ha voluto fare dono alla sua città natale, Biancavilla appunto, di ben 86 tavole che rappresentano patrimonio del Museo satirico e umoristico di Villa delle Favare.
E sarà proprio il maestro Coco a fare da “cicerone” tra le sue opere per la prima volta in assoluto solo per Symmachia, domani pomeriggio, giovedì 14 ottobre, alle ore 16,30 presso Villa delle Favare. 
Un appuntamento di grande respiro culturale che Symmachia per volere del prof. Dino Sangiorgio, ha voluto promuovere a Biancavilla, aperto ai giovani, agli artisti, agli appassionati. Un modo per parlare di arte, di cultura, di società, di oggi.
Il prof. Sangiorgio, con il contributo dei partecipanti, realizzerà un’intervista-happening che verrà pubblicata, in esclusiva, per il giornale Symmachia, in distribuzione gratuita nelle prossime settimane.
All’incontro di domani, previsto anche il saluto del Sindaco di Biancavilla, dott. Pippo Glorioso.
Il maestro Giuseppe Coco, nato a Biancavilla nel 1936, ha vissuto e lavorato a Milano dal 1960 per poi tornare nella sua Biancavilla dove nel 2006 ha festeggiato i suoi primi settantanni con la partecipazione di tanti artisti di fama mondiale.
Coco è il vignettista italiano di maggior diffusione in giornali di tutto il mondo. Alle circa ventimila vignette in bianco e nero e al migliaio a colori si devono aggiungere tanti lavori di illustrazione per l’editoria e per campagne pubblicitarie e un’opera da pittore non largamente diffusa, ma niente affatto marginale. Tra i suoi libri: I satiri, E grave, dottore?, Vip costumi e scostumi sono i maggiori successi pubblicati anche in Francia, Germania, Olanda, Spagna, Portogallo.
Ha vinto alcuni dei più prestigiosi premi internazionali di umorismo.

Rosario e don Pino, veri esempi Siciliani

in Bacheca di

“Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte!” Parole forti, emblematiche quelle utilizzate da Giovanni Paolo II nel suo anatema contro la mafia nel cuore della Sicilia, ad Agrigento, tra le bellezze naturali della Valle dei Templi, il  9 maggio 1993. Quel grido venne fuori dopo un incontro tra Wojtyla e gli anziani genitori del giudice Rosario Livatino, barbaramente ucciso, in un agguato mafioso, la mattina del 21 settembre ’90 sul viadotto Gasena, lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre – senza scorta e con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, sono stati individuati i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati.

Rimane ancora oscuro il “vero” contesto in cui è maturata la decisione di eliminare il “giudice ragazzino”, così come lo definirono Nando Dalla Chiesa e il regista Robilant, un giudice ininfluenzabile e corretto. Rosario Livatino è purtroppo solo la terza vittima innocente e illustre di Canicattì. Prima di lui, il 25 settembre 1988, stessa sorte toccò al presidente della Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo Antonino Saetta e al figlio Stefano trucidati in un agguato mafioso sempre sulla Agrigento-Caltanissetta.
Esempio di vita, non solo professionale, ma anche spirituale, al punto che il vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro tentò di mettere insieme una serie di testimonianze per l’avvio del processo diocesano di canonizzazione, che, ad oggi, comunque, non è stato avviato.
Quello stesso impegno sociale, umano, spirituale che “3P”, padre Pino Puglisi, mise nella sua intensa attività pastorale al servizio della Chiesa di Palermo ed in particolar modo di Brancaccio.
“Me lo aspettavo”, disse don Pino ai suoi carnefici, il 15 settembre, giorno del 56° compleanno.
Dice don Pino: “C’è povertà anche dal punto di vista morale. In molte famiglie non ci sono principi etici stabili, ma tutto viene valutato sul momento, in base alla necessità. Non c’è rispetto per la propria dignità, né per quella altrui. Non c’è rispetto per la proprietà. Da ciò nasce quell’insieme di “trasgressioni legali” – nel senso che la loro illegalità non è neanche avvertita – come il lavoro nero, il contrabbando, lo spaccio di droga, i furti…”
L’Associazione Culturale Symmachia e la testata giornalistica “Symmachia” ricordano con forza lo straordinario esempio di vita del giudice Livatino e di don Puglisi, parafrasando le parole di Giovanni Paolo II: “Lo diciamo ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio”.
 

1 7 8 9
Go to Top