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C’è l’ufficialità: Basilica e chiesa dell’Idria inagibili. Ecco i verbali dei tecnici

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La Basilica collegiata “Maria SS. dell’Elemosina” e la chiesa “Santa Maria dell’Idria” sono, da questa mattina, ufficialmente inagibili. Per questo, il sindaco Antonio Bonanno, con un’ordinanza, ne ha disposto la chiusura a “tempo indeterminato” fino a quando non verranno attuati gli interventi di messa in sicurezza utili al ripristino dell’agibilità.

Già all’indomani del sisma di magnitudo 4.6, con epicentro proprio a Biancavilla, i parroci avevano disposto la chiusura al culto delle due chiese in via cautelare. Adesso, arriva la chiusura forzata, per scongiurare rischi all’incolumità della gente.

L’inagibilità, certificata con l’ordinanza sindacale, fa seguito alle valutazioni dei tecnici della Protezione civile regionale, coadiuvati dal gruppo del reparto Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri e dagli esperti della Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania.

Ecco cosa scrivono i tecnici nei verbali

Inevitabilmente, c’è un piano pastorale da rivedere. Per la chiesa Madre, le funzioni religiose domenicali verranno celebrate nel Teatro “La Fenice”, mentre quelle feriali nella chiesa del Purgatorio. Per la chiesa dell’Idria, tutte le celebrazioni si svolgeranno nel salone parrocchiale di via Gemma.

Intanto, ieri mattina, due parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno incontrato il prevosto don Agrippino Salerno: la senatrice Tiziana Drago e la deputata Simona Suriano hanno fatto un primo sopralluogo in Basilica Collegiata, annunciando l’attenzione del “Governo nazionale”, così come ha fatto sapere pure il vicepremier Luigi Di Maio mediante il deputato regionale Giancarlo Cancelleri.

In serata, invece, su indicazione dell’arcivescovo mons. Salvatore Gristina, il vicario generale dell’Arcidiocesi di Catania, mons. Salvatore Genchi, ha fatto un sopralluogo in Basilica. Vicinanza alla comunità ecclesiale di Biancavilla pure dall’arcivescovo emerito di Catania, mons. Luigi Bommarito.

Restiamo uniti! Il dono di essere comunità unita e forte

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Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre chi più, chi meno, abbiamo tutti sperimentato, sulla nostra pelle, la paura più profonda. Sono stati attimi di terrore che, difficilmente, riusciremo a dimenticare.
Per fortuna, è andata così, senza danni alle persone: le conseguenze potevano essere più devastanti, rispetto ai pur gravi crolli di calcinacci, intonaci e lesioni in case, chiese e scuole.

Certo, fa davvero male sapere che il simbolo per eccellenza di Biancavilla, la nostra Basilica Collegiata, sia inagibile (almeno provvisoriamente), come pure almeno due scuole elementari che rischiano la chiusura al pubblico.
I tecnici e le autorità locali stanno svolgendo, ormai da lunghe ore, un delicato e importante lavoro: confidiamo anche in loro.
Il Comune di Biancavilla ha istituito un numero telefonico per segnalazioni di danni: 095.7711322: in poco tempo, sono oltre 300 le richieste dei cittadini per verifiche e controlli di edifici privati.
C’è da dire che lo sciame sismico ha prodotto tra il 5 e il 6 ottobre 50 scosse accertate, con intensità decisamente più lieve, con una magnitudo compresa tra 1.2 e 1.8, tutte localizzate tra Adrano, S. M. di Licodia e Biancavilla.

Alle prime luci dell’alba di domenica 7 ottobre altre due scosse registrate a Ragalna e a Biancavilla, quest’ultima di magnuto 2.3. Ed è stato accertato che proprio Biancavilla è stato l’epicentro della spaventosa scossa delle 2.33 di magnitudo 4.6 e della successiva di assestamento di magnitudo 2.5.
È chiaro che non scopriamo oggi l’alto rischio sismico del nostro territorio: per questo, occorre un investimento vero e proprio in prevenzione e in piani di evacuazione comprensibili ai cittadini: meglio un euro in più in sicurezza che in frivolezze. È un dovere morale e bisognerà metterci mano da subito.

Occhio a chi vuole speculare sul terremoto: pare che ci siano in circolazione alcuni uomini senza scrupoli che dicono di appartenere alla Croce Rossa per chiedere soldi e firme: non c’è nulla di vero, la Croce Rossa parla di sciacalli.

Questo è il momento dell’unità, bisogna stare tutti dalla stessa parte per non lasciarsi travolgere dalla paura: per questo, l’appuntamento di ieri sera allo Stadio comunale di Biancavilla ha visto una sorprendente partecipazione, un popolo che, probabilmente, ha riscoperto la bellezza di sentirsi una comunità. In centinaia si sono stretti ai Santi Patroni, eccezionalmente esposti alla venerazione dei fedeli, al campo sportivo, nel giorno che avrebbe dovuto segnare la conclusione dei festeggiamenti in onore della Madonna dell’Elemosina e dei santi martiri Placido e Zenone. Adesso, c’è una grande voglia di tornare alla normalità, ma bisognerà fare i conti con i tanti danni provocati dal sisma. 

Ad Adrano le scuole rimarranno aperte, come in realtà lo sono state – in modo inspiegabile – pure sabato scorso, a poche ore dallo spaventoso terremoto: ovviamente, in quel caso, le famiglie non hanno mandato i figli a scuola.

A Biancavilla, invece, dove i danni son ben più evidenti, buona parte delle scuole rimarranno chiuse: saranno aperte soltanto l’Istituto comprensivo “A. Bruno”, il plesso “Verga” di via dei Mandorli, la paritaria “Immacolata alla Badia”. Tutte le altre scuole, comprese quelle superiori, rimarranno chiuse. Inevitabile saranno i doppi turni, soprattutto per la scuola “Marconi” e la scuola “Verga”, presso Grassura di via Liguria dove si sono registrati i danni più evidenti. Il plesso “Don Bosco” rimarrà chiuso solo lunedì 8 ottobre. In ogni caso, farà fede la valutazione dei tecnici che, con l’Amministrazione comunale, stanno monitorando la situazione.

Danni pure per le chiese: la rettoria di Sant’Antonio presenta un buco nel tetto, quella di San Gaetano è piena di calcinacci: l’adorazione eucaristica giornaliera si svolgerà nella chiesa del Purgatorio. La Basilica rimarrà chiusa per i danni al transetto, alle volte, all’affresco della Cappella di san Placido. In questo caso le celebrazioni eucaristiche domenica si svolgeranno al Teatro “La Fenice”, mentre quelle feriali nella chiesa del Purgatorio. Chiusa pure la Chiesa dell’Idria: le funzioni religiose si svolgeranno nel salone parrocchiale di via Gemma.

Restiamo uniti!

Finanziaria coraggiosa, si parte dai poveri, mondo della finanza indispettito, il ricordo va ad una donna straordinaria: Maria Baratto

in Antonio Cacioppo/Attualità di
Finanziaria coraggiosa, si parte dai poveri, dai disoccupati, dalle pensioni di fame, mondo della finanza indispettito, Europa allarmata con i suoi accoliti serventi e il ricordo va ad una donna straordinaria: Maria Baratto.

di Antonio Cacioppo

                Vittime                                          e                                          Carnefici

E’ stata varata dal Consiglio dei Ministri la manovra finanziaria, una manovra, per certi versi storica, perché sembra andare verso una direzione opposta alle politiche dominanti, una manovra che va verso i dimenticati, i precari, i senza futuro, i senza voce, gli ultimi. E la mia attenzione, come in preda ad un riflesso condizionato, va a due figure paradigmatiche, Sergio Marchionne e Maria Baratto. Esse rappresentano meglio di ogni altra cosa, la posta in gioco in termini di futuro per la nostra società, rappresentano due mondi diversi, un mondo intriso di barbarie e l’altro che lotta per la civiltà, da una parte la disumanizzazione e dall’altra l’umanesimo del lavoro, da una parte i carnefici e dall’altra le vittime.

Il 14 Settembre si è svolta a Torino la messa  in commemorazione di Sergio Marchionne. Niente di speciale, direbbe qualcuno, a due mesi dalla sua scomparsa si è trattato soltanto di un modo per ricordarlo. Tutt’altro, la messa di suffragio si è trasformata nel ricordo non tanto dell’uomo ma del manager, non è stata solo una funzione religiosa ma una manifestazione ideologica per celebrare un sistema, il sistema che il manager incarnava. “Marchionne – ha detto durante l’omelia l’Arcivescovo di Torino Nosiglia – ci ha insegnato a non aver paura delle novità”, ed Elkann, commosso, ha ricordato che Marchionne amava dire: ”io sono un metalmeccanico”.  Affermazioni queste, che superano ogni limite e decenza. Non si può far finta di nulla. Rabbia, sdegno, disgusto possono essere  esternate con l’unica arma in mio possesso: le parole.

Rabbia, sdegno e disgusto per  l’orda di intellettuali, politici, giornalisti, arcivescovi e persino sindacalisti, tutti accomunati dall’ideologia del “lecchinismo”, rabbia, sdegno e disgusto per i fiumi di parole, per la celebrazione, per la beatificazione agiografica, a reti unificate, dei presunti meriti del “santo”con il pullover.

Disprezzo per questa classe imprenditoriale che impone la segmentazione del lavoro, le gabbie “mansionarie” . Cosa volete, il pensiero unico non permette  di ricordare che il manager italocanadese ha cacciato dall’azienda alcuni iscritti alla Fiom, ha fatto passare il numero di operai della FIAT da 120000 del 2000 ai 29000 di oggi, ha costretto gli operai a piegare la testa, pena il licenziamento, per costringerli ad accettare contratti capestro.

Marhionne – dimenticando le cospicue risorse elargite dallo Stato Italiano alla Fiat – ha licenziato e precarizzato, ha desertificato e delocalizzato l’industria automobilistica italiana ,annientandola di fatto. Profondo rispetto per il dolore della sua famiglia ma un fermo no alla sua celebrazione. Piuttosto, bisognerebbe commemorare le tante vittime, una fra tutte, la più rappresentativa: Maria Baratto

Maria era una quarantasettenne cassaintegrata da sei anni della FIAT di Nola, morta suicida il 26 Maggio 2014. La sua è una vicenda emblematica della realtà italiana e mondiale, una realtà dominata dal totalitarismo mercatista e liberista. Cassaintegrata, cioè parcheggiata, senza lavorare, senza mansioni, era stata “reclusa”, “deportata”, insieme ad altri 316 operai in un reparto “confino”, disorientata, sospesa nel limbo dell’inattività che l’ha spinta verso il baratro del suicidio. Uomini e donne in carne e ossa trattati come merce avariata non più funzionali al profitto dell’azienda, uomini e donne che non rientrano più negli standard produttivi…vero Marchionne?

Uomini e donne privati della loro dignità, derubati della loro libertà, defraudati del loro futuro, uomini e donne sacrificate in nome del Dio profitto.

Due anni prima del suicidio Maria Baratto aveva scritto su un giornalino degli operai di Pomigliano un articolo molto significativo che lasciava presagire qualcosa di terribile:”Suicidi in FIAT”.

Ecco cosa scriveva la Baratto: “ Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori…il tentato suicidio di Carmine P.…il suicidio di Agostino Bova…sono la punta di un iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la FIAT sta precipitando i lavoratori.”

Questo è stato il lascito di un donna straordinaria la cui denuncia squarcia il velo di ipocrisia e mette a nudo il più grande dei crimini del liberismo globalizzato, cioè la disumanizzazione del lavoro, l’alienazione, la brutalizzazione, i ritmi lavorativi infernali, il taglio dei costi di produzione, l’aumento delle ore lavorative, i tagli del personale.

Certo, il grande Marchionne ha risanato i conti della famiglia Agnelli, ma con costi umani terribili per gli operai. Questo clima di disumanizzazione viene taciuto da un certo giornalismo di regime, il potere finanziario dipinge una realtà diversa, in cui essere precario è bello, dove la flessibilità è il nuovo eden, e lo fa utilizzando giornalisti prezzolati e servi, d’altronde lavorano in tv e giornali i cui proprietari sono gli stessi che vessano gli operai.

Il controllo dei mass media permette agli epigoni degli Agnelli di “reprimere” il dissenso, scoraggiare i ribelli in nome dello spread,dei conti pubblici, del ”lo vuole l’Europa”.

Ecco perché mi è venuta voglia di ricordare Maria, per non dimenticare la disperazione di chi sta per perdere il posto di lavoro. La disperazione di chi è senza lavoro.Non dimenticare il pudore nascosto che impedisce a questi operai di dire ai figli che presto il loro futuro sarà segnato. Per ricordare i tanti padri di famiglia disperati, travolti, da una crisi economica che ha le sue radici nel sistema capitalistico. La finanziaria “ giallo-verde è coraggiosa perché non vuole  dimenticare chi è il carnefice e chi è la vittima.

Ciao Maria…io non dimentico.                   

Antonio Cacioppo

Giovedì l’intitolazione del Belvedere a don Pino Puglisi

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E’ stata accolta, in modo ufficiale, la richiesta dell’Associazione Culturale Symmachia di dedicare il Belvedere di Biancavilla alla memoria di don Pino Puglisi, il sacerdote martire della mafia, ucciso nel 1993, a Brancaccio.

La cerimonia di intitolazione si svolgerà giovedì, 31 maggio, alle ore 10.30, con la “marcia della legalità” che, dal Palazzo comunale, attraverserà via Vittorio Emanuele, per giungere al Belvedere, noto pure come “u Tunnu”, nella parte finale di via Umberto.

Ad intervenire saranno gli studenti delle scuole cittadine che reciteranno poesie ed eseguiranno alcuni canti, le autorità civili e militari con in testa il sindaco Pippo Glorioso e il comandante della stazione dei Carabinieri Roberto Rapisarda, il vicario foraneo don Giovambattista Zappalà e il giornalista Vincenzo Ventura, promotore dell’iniziativa per l’Associazione Symmachia.

Sarà una cerimonia semplice dal forte valore simbolico, a pochi giorni dall’anniversario della beatificazione di don Puglisi e nell’ambito delle iniziative che Symmachia promuoverà per ricordare i venticinque anni dall’uccisione del “sacerdote del sorriso”.

“Per noi di Symmachia – spiega Vincenzo Ventura – vuole essere un punto di inizio, per valorizzare i quartieri e riappropriarci noi giovani degli spazi e dei beni pubblici della nostra città. Lo facciamo attraverso l’esempio di siciliani che, come don Pino Puglisi, hanno dato la vita per il riscatto della nostra terra.

Finalmente Biancavilla avrà un luogo in cui faremo alcune iniziative per i più piccoli, già a giugno durante i grest parrocchiali, perché “se ognuno fa qualcosa, allora si potrà fare molto”.

Come si ricorderà, negli anni scorsi, l’associazione Symmachia aveva lanciato l’idea di intitolare una piazza della città a don Puglisi, durante una grande manifestazione al Teatro “La Fenice” che aveva visto la partecipazione del postulatore della causa di beatificazione e del responsabile del centro “Padre Nostro” che tutt’ora svolge un servizio sociale fondamentale per le periferie di Palermo. Non a caso, sarà proprio papa Francesco, il 15 settembre prossimo, a visitare i luoghi e le realtà fondate da don Puglisi.

“La Sicilia” sull’iniziativa al Teatro “La Fenice”
Determina d’intitolazione del sindaco Glorioso

 

Iniziativa 3p al Teatro La Fenice con l’Associazione Maria SS. dell’Elemosina

Ma siamo proprio sicuri che Alfie sia morto?

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Il bambino “inutile” è morto! La “cultura dello scarto” ha vinto.

La lettura di questo post (pubblicato su Facebook) mi ha lasciato di stucco per la sua crudezza e la sua veridicità. Poi, a mente fredda, mi sono convinto che il piccolo guerriero in realtà è stato ucciso.

  • Ucciso da una legge che fa prevalere i protocolli sulle relazioni umane;
  • Ucciso da una società che ha come unico orizzonte il mercatismo( cultura del mercato);
  • Ucciso dalla religione liberista che ha come dogma la distruzione di ogni riferimento etico, religioso, familiare;
  • Ucciso da una scienza medica, riflesso del potere ideologico dominante: il totalitarismo liberal-democratico;
  • Ucciso dal dominio della tecnica, nuovo simulacro divino,dominio illimitato, totalizzante, cinico, senza pietas;
  • Ucciso dalla cultura del primato dell’eutanasia di stato che ti ammazza perché non servi più;
  • Ucciso da una medicina più interessata al profitto che alla salute delle persone;                                 

La notizia del suo assassinio è stata data dal padre: “il mio gladiatore ha messo giù lo scudo e si è guadagnato le ali.” Alla notizia molti di noi sono stati colti da sgomento, da sconforto profondo e vero. La società disumana sembra aver vinto, ma, a pensarci bene, forse non è questa la verità. Alfie ce l’ha fatta, è vivo. Lo afferma il padre quando dice che ha messo le ali e vola, vola alto su noi, vola sulle miserie, sulla nostra ignavia, sulla nostra indifferenza. Si lui è vivo, sono gli altri ad essere morti, lui si è preso beffa della scienza, dei giudici, dell’ospedale, ha continuato con caparbietà a respirare, malgrado il distacco del respiratore, malgrado gli avessero tolto gli alimenti. Ha continuato a vivere contro ogni previsione e ha scosso noi, noi con le nostre certezze, ha squarciato l’indifferenza di una società utilitaristica, riuscendo a destare milioni di coscienze in tutto il mondo. Messaggi, preghiere, veglie, manifestazioni, una mobilitazione senza precedenti. Tutto questo è accaduto per un bambino di 22 mesi e per i suoi straordinari genitori. E questo sarebbe il bambino morto, solo perché ha smesso di respirare, solo perché il suo cuoricino ha smesso di battere? No, lui si è semplicemente librato in cielo, è diventato più vivo che mai. Vivo per denunciare chi disprezza il diritto alla vita, vivo per denunciare il dio denaro in nome del quale è stato staccato il respiratore, vivo per chi respira ma è morto dentro.
Vivo perché resterà fulgido esempio per coloro che non vorranno abdicare alla mercificazione dell’essere umano e alla cultura della morte.

Il segreto della felicità è guardare davvero

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Parlare di Carmelo Mazzaglia al passato è difficile. Il suo grande cuore fragile non si è fermato, continua a battere, a pulsare vitalità in chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, di ascoltarlo, di leggere le sue riflessioni: innamorato della vita, travolgente carica di entusiasmo, tenace guerriero di una battaglia culturale per l’integrazione e per il rispetto di chi vive la disabilità, oltre l’indifferenza, al di là di ogni barriera.

Carmelo vive, continua a vivere attraverso la sua grande eredità del coraggio, della semplicità, della normalità che, forse inconsapevolmente, lascia a ciascuno di noi.

Si è fatto testimone della bellezza del “dono più grande” che è la vita, pienamente vissuta, fino all’ultimo, accompagnato dalla malattia, la distrofia muscolare Duchenne, che l’ha messo a dura prova sin dall’età di 5 anni, senza mai sconfiggerlo.

Nella chiesa dell’Idria, pomeriggio, in tanti hanno voluto salutarlo per l’ultima volta, hanno voluto ringraziarlo, perché Carmelo, a soli 26 anni, è riuscito a conquistare grandi e piccoli, a riaccendere speranza e dare una spinta. Sì, quella spinta di cui proprio lui aveva bisogno, più di tutti,  per la sua carrozzina con cui ha girato, in lungo e in largo, per raggiungere più persone possibili: gli studenti delle scuole, coinvolti nella brillante intuizione dei “No limits games”, giochi di squadra accessibili a tutti; i componenti di diverse associazioni culturali del territorio: qualche anno fa, a Palazzo Bianchi, ad Adrano, è riuscito ad emozionare donne e uomini della terza età. Noi lo ascoltavamo incantati dalla sua serenità, dal suo sorriso disarmante; i ragazzi degli oratori dell’Annunziata, della chiesa Madre, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, del Rosario di Adrano: come ha ricordato padre Nino La Manna, proprio nella scorsa Pasqua, Carmelo ha scritto alcuni pensieri e ha letto i testi della Via Crucis. Fino al giorno prima di concludere il suo viaggio terreno, avrebbe dovuto incontrare i ragazzi dell’Acr dell’Annunziata, ma l’incontro è stato rinviato il fonte vento: faremo un’altra volta, aveva assicurato.

Impossibile trascurare il suo impegno sociale e politico, nella sua accezione più nobile: ha fondato un’associazione, “CittAccessibile”, che continuerà a vivere nel suo ricordo, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, ha pubblicato due libri, ha incalzato il Sindaco di Biancavilla, con diverse proposte per rimuovere le barriere architettoniche, per migliorare la partecipazione dei disabili durante le festività patronali, per creare parchi gioco accessibili ai disabili, per dotare le scuole dei defibrillatori. Molte di queste idee sono state già realizzate.

C’è da dire che Carmelo ha potuto raggiungere tutti grazie anche ad una figura discreta, silenziosa ma determinante: la sua famiglia. Genitori meravigliosi che non si sono mai persi d’animo: il papà si è sempre messo al servizio del figlio, accompagnandolo con un pulmino idoneo in ogni suo spostamento, senza mai farlo pesare, né dall’uno né dall’altra parte. “Vorrei essere un figlio normale, come tutti gli altri. Senza creare problemi alla mia famiglia e senza che loro debbano vergognarsi di me”, spiegava Carmelo durante le sue presentazioni.

Con quella stessa discrezione, in punta di piedi, Carmelo se ne è andato, per raggiungere il Dio a cui si è sempre affidato, in cui ha confidato, di cui si è fatto testimone autentico.

E’ racchiuso in questo mistero il segreto della forza di Carmelo: guardare davvero alla vita per sperimentare la felicità, quella vera.

 

Pubblichiamo una poesia, diffusa pomeriggio dai volontari dell’Associazione CittAccessibile, dedicata a Carmelo: è lui stesso a sottolineare di aver trovato questo testo sul cuscino del suo letto, in Ospedale, senza aver conosciuto l’autore.  

Il segreto della felicità, a Carmelo…

La gente si lamenta che la Felicità è lontana.

Si lamenta dicendo che Persone Speciali e Magiche sono poche.

Si lamenta dicendo che Persone belle non ce ne sono tante.

Si lamenta perché cerca le belle cose e vuole tutto

nell’inutile apparente.

Si lamenta dicendo che non succede mai nulla di veramente bello.

Molte volte in giro incontriamo Persone che per la gente son nessuno,

nessuno perché per loro sono Disabili e nulla più.

Ma la gente se lo chiede mai se la Felicità esiste in quel nessuno?

Forse qualcuno sì, ma la maggior parte non crede che AMore e

Amicizia e Bellezza possano esserci nella Disabilità.

La maggior parte della gente non se lo chiede e non si da risposta.

Io che son piccolo mi chiedo e mi do una risposta a questa domanda.

Perché la maggior parte della gente non apre gli Occhi alla Felicità?

Perché si aggrappa al pregiudizio.

Il segreto della Felicità è guardare davvero.

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www.cittaccessibile.it

Symmachia, Primavera Adrano e Patto per Adrano: costruiamo modello di governo

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NOTA STAMPA CONGIUNTA

a cura dei gruppi politici: Patto per Adrano, Primavera di Adrano, Symmachia
Nasce un progetto politico condiviso e trasversale ancorato alla sensibilità di donne e uomini, giovani e meno giovani, che guardano al futuro per costruire un modello di Città in grado di affrontare le sfide della modernità: ambiente, agricoltura, energia pulita, rispetto del suolo, turismo, imprenditoria, diminuzione dei costi delle utenze per i cittadini, aiuto dei più deboli, formazione dei giovani, controllo del territorio, lotta alla mafia e alla delinquenza che nella nostra città sono un fattore di asfissia dell’economia e delle iniziative private.
Con questo spirito, le forze politiche firmatarie di questo documento stringono un’alleanza per dare vita ad un cantiere di lavoro per Adrano, basato su questi essenziali punti, nei quali tutti i Cittadini possano rivedersi e sentirsi davvero protagonisti, senza barriere culturali, senza vincoli di appartenenze partitiche, con idee innovative e proposte serie in grado di diventare concrete azioni amministrative.

Pertanto, riteniamo doveroso coinvolgere le altre realtà politiche che, come noi, vorranno aderire con spirito di servizio verso la Comunità che mai e per nessun motivo dovrà essere sacrificato dalle ambizioni dei singoli individui.

Sarà, dunque, un cantiere aperto al confronto costruttivo con le forze che, su questi temi e con questi valori, vorranno condividere con noi un percorso unitario con pari dignità e opportunità, per poi individuare tutti insieme le migliori figure in grado di rappresentare le istanze della gente nell’Amministrazione della cosa pubblica.

E’ una sfida per tutti, è una sfida per Adrano.

 

Adrano, 9 aprile 2018

Patto per Adrano – Primavera di Adrano – Symmachia

Symmachia lancia la mobilitazione per l’Ospedale: “apertura entro marzo o in piazza”

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“Se l’Ospedale di Biancavilla non aprirà entro marzo, mobiliteremo i cittadini del comprensorio e faremo una grande manifestazione di piazza, perché, adesso, siamo davvero stanchi di continui rinvii, dopo anni di attese infinite”.

Lo annuncia l’Associazione culturale Symmachia che, da tempo, chiede con forza l’apertura del nuovo Ospedale di Biancavilla, ormai pronto da alcuni mesi per ospitare i reparti, tra cui quello nuovo di Rianimazione, oltre alle nuove sale chirurgiche, con attrezzature moderne e macchinari impacchettati, e agli ambienti più confortevoli per i pazienti e per il personale medico e paramedico.

“Aprire l’ospedale significa dare una prospettiva concreta di potenziamento dell’offerta sanitaria pubblica in questo territorio – spiegano Vincenzo Ventura, Antonio Cacioppo e Calogero Rapisarda di Symmachia – pare che ci siano due nuove date possibili per l’inaugurazione, tra il 23 e il 26 marzo: ciò che a noi interessa è che si apra al più presto, entro questo mese, senza altri incomprensibili rinvii, anche perché se si dovesse rimandare ancora, questa volta scenderemo in piazza”.

Infatti, dopo la nota inviata all’Asp nel dicembre scorso a cui è seguito un comunicato stampa della Direzione generale, gli esponenti dell’associazione stanno pensando ad una manifestazione, con il coinvolgimento dei cittadini che Symmachia, proprio in questi giorni, sta ascoltando con diverse tappe tra i quartieri di Adrano e Biancavilla.

“Incontreremo il presidente della Regione nei prossimi giorni – spiegano Ventura, Cacioppo e Rapisarda – confidiamo che possa trovarsi una soluzione perché vogliamo scongiurare il rischio di vanificare gli sforzi compiuti fino ad oggi dall’Asp e le ingenti risorse pubbliche investite fino ad oggi. Al presidente Musumeci illustreremo pure la nostra proposta per la sanità che passa dal potenziamento del 118, degli ambulatori del Pta di Adrano, alla realizzazione della pista dell’elisoccorso già progettata e finanziata, alla realizzazione di “screening” per i tumori alla pleura mediante iniziative ambulatoriali e di prevenzione per la fluoroedenite”.

Catania non vuole più promesse

in Attualità/Gisella Torrisi/Senza categoria di

di Gisella Torrisi

La Sicilia abbandonata al degrado viene mostrata raramente, non ci vuole un acuto osservatore per comprendere cosa succede per le sue strade. C’è chi la abita e non ne sa niente, c’è chi la abita e sa di che male sta morendo, c’è chi la abita come un figlio meschino e tira ancora latte al seno ormai stanco e privo di nutrimento. Questa è la mia amata terra, ricca di antichità oltre che bellezza tanto quanto dolore. Un enorme corpo di dolore si nutre di insofferenza, di vigliaccheria, di un progresso sterile dichiaratamente europeo.

Chi viaggia per visitarla nota una netta distinzione trai vari capoluoghi e a far davvero paura è quell’ombra di morte che si aggira sulla bellissima e regale Catania. Catania, una città che fa concorrenza a tante mete turistiche e lasciata senza aiuto, mentre vive la sua vecchiaia anticipata. Questo è lo sguardo che in una diretta Matrix lancia alla mia città.

Corso Sicilia (zona centralissima di Catania) è uno sfondo fatto di grandi palazzi di cemento e pietruzze grigie messe dal comune a coprirne le aiuole, dove per lo più sono ubicate le banche. E’ stato deciso così, era l’inizio del boom economico quando il quartiere San Berillo fu costretto con coercizione a fare posto al capitale. Erano gli anni ottanta quando si tagliò un nastro di inaugurazione per un futuro grigio, cementificato e privo di rispetto verso l’identità di una città storica. Ghettizzati, evitati, sfruttati, imbastarditi i suoi abitanti hanno fatto quello che in qualsiasi processo urbanizzativo di isolamento si può fare: essere una società dentro la società. Ma di quale società parliamo?

Non si sente più alcun senso di appartenenza, siamo soli e grigi come il Corso Sicilia e tutti a dire che non è vero. Mentre passi da lì e ti ritrovi di fronte alla realtà: uomini che vivono in strada e dal freddo si pisciano addosso e si ha persino paura di quei poveretti là fuori. Il problema sono loro, sono i trans, sono le prostitute nigeriane, sono i marocchini, sono quelli delle bancarelle della fiera, no? Il problema sono sempre le mosche che ci ronzano intorno e non lo schifo che portiamo dentro. Il problema sono sempre gli altri ed è questo che ci rende privi di appartenenza. Aspettiamo un padre che ci prenda per le spalle e ci butti finalmente in una qualsiasi vita.

Non abbiamo mai imparato a stare senza catene. Non abbiamo mai imparato a dare valore alle nostre scelte, perché “tanto non cambia nulla”.

Domani si voterà per l’Italia? Domani andremo a votare con il cuore illuso, disilluso, dolorante o già prenotato a qualche stupida promessa.

Catania non vuole più promesse, la Sicilia non se ne fa niente del futuro, l’Italia ha bisogno di un presente e non solo, ha bisogno di noi presenti e vigili.

“Come si vota?”, Giovani protagonisti tra conoscenza e competenza

in Attualità di

Si è svolto ieri pomeriggio, a Villa delle Favare, a Biancavilla l’incontro culturale “Come si vota” promosso dalle associazioni “Symmachia” e “Ad Maiora” per conoscere la nuova legge elettorale, in vista delle elezioni politiche del 4 marzo prossimo.

E’ stata una conversazione informale, ricca di spunti di riflessione e di una significativa partecipazione di giovani di Biancavilla e Adrano che, nonostante le avverse condizioni metereologiche, hanno accolto l’invito delle due associazioni culturali per conoscere meglio il sistema elettorale ed evitare così errori nell’espressione del voto.

Ad intervenire sono stati due brillanti giuristi Rosario Di Grazia, dottore di Ricerca in Giurisprudenza, e Ludovico Vitale, dottore in Giurisprudenza che hanno illustrato le principali differenze rispetto alle leggi elettorali precedenti e, attraverso alcune slide, hanno mostrato le opzioni di voto ammesse dalla legge.

Diverse le domande poste dai giovani soprattutto sulle peculiarità del nuovo sistema elettorale: i collegi uninominali, le liste bloccate e il voto disgiunto che è vietato dalla legge.

“E’ una legge elettorale complessa, di difficile interpretazione ma che presenta alcune migliorie rispetto al Porcellum – hanno spiegato Di Grazia e Vitale – i cittadini si ritroveranno due schede in cui scegliere un “pacchetto completo”, cioè votare una lista prescelta significa votare pure il candidato uninominale, senza possibilità di voto disgiunto e senza dover scrivere il nome di candidati. Non ci sarà premio di maggioranza e non ci saranno liste bloccate lunghe: nella scheda ci saranno i nomi di non più di quattro candidati per lista”.

Ad introdurre i lavori sono stati i presidenti di “Symmachia” e “Ad Maiora” rispettivamente Calogero Rapisarda e Gessica Floresta.

“Ci siamo accorti che sono tanti i cittadini che non sanno come si vota – spiegano Rapisarda e Floresta – da qui, è nata l’esigenza di realizzare quest’incontro per chiarire i tanti dubbi di una legge complicata. La grande partecipazione di giovani ci spinge a continuare su un percorso comune con idee e progetti che attueremo insieme nelle prossime settimane, pure su altri temi”.

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