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Attualità

Il rush finale: Musumeci è Presidente della Regione
DATI DEFINITIVI

in Attualità di

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Siciliana. Succede all’acerrimo nemico Rosario Crocetta e non riceverà alcuna chiamata dal suo principale competitor Giancarlo Cancelleri che, di fronte a Di Maio, ieri, ha chiuso le porte ad ogni forma di collaborazione con la maggioranza.

A parte Bronte dove ha vinto Micari, negli altri Comuni del comprensorio (Adrano, Biancavilla, Paternò, S. Maria di Licodia) sono tutti orientati su Musumeci.

 

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Tra poche ore sapremo il nome di colui che succederà a Rosario Crocetta alla guida della Regione Siciliana. Musumeci, come sostengono gli exit pool, o Cancelleri che, sempre per le rilevazioni di Piepoli, Noto e Masia, ha abbondantemente ridotto il divario percentuale con il Centrodestra?

BIANCAVILLA. 11/20 sezioni definitive. Cancelleri: 23,95% pari a voti 1.110; Musumeci: 42,31% pari a voti  1.961; Fava: 2,91% pari a voti 135. Micari: 10,06% pari a voti 1.115; La Rosa 0,22% pari a voti 10.

PATERNO’. 26/47 sezioni definitivi. Cancelleri: 32,43%  pari a voti 3.596; Musumeci: 53,39% pari a voti  5.920; Fava: 3,72% pari a voti  413. Micari: 10,06% pari a voti 1.115; La Rosa 0,41% pari a voti 45.

ADRANO. MUSUMECI E’ IN TESTA. Dietro Cancelleri.

BRONTE. 16/20 sezioni definitive. Cancelleri:  32,09% pari a voti 2.065Musumeci: 28,88% pari a voti  1.859; Fava: 3,26% pari a voti 210. Micari: 35,43% pari a voti 2.280; La Rosa 0,34% pari a voti 22.

Quanti voti per i deputati? Ecco i dati 2017 e il confronto 2012
DATI DEFINITIVI

in Attualità di

di Vincenzo Ventura

Si è concluso nel tardo pomeriggio del 6 novembre lo spoglio delle schede che ha decretato la vittoria di Nello Musumeci su Giancarlo Cancelleri, vittoria pure nei Comuni del comprensorio. Le operazioni ai seggi sono andate a rilento, come accaduto a Catania e ad Adrano, ragion per cui si è dovuto aspettare fino alle ore 20 per avere  proiezione della deputazione catanese che, nei prossimi giorni, si insedierà a Palazzo dei Normanni: 2 deputati a Forza Italia, 2 al Partito Democratico, 1 all’Udc, 1 a Diventerà Bellissima, 1 agli Autonomisti Popolari, 1 alla Lista Musumeci di Fratelli d’Italia e Noi con Salvini4 al Movimento 5 Stelle per un totale di 13 onorevoli. Fuori Alternativa Popolare di Angelino Alfano dal Parlamento e nessun eletto a Catania per la lista “Cento passi” di Claudio Fava.

Record di preferenze per Luca Sammartino del Pd, con i suoi 30 mila voti. Per lui e per il suo “compagno” di partito, Anthony Barbagallo sarà un ritorno all’Ars, come di riconferma sarà per Marco Falcone e Alfio Papale di Forza Italia, Nicola D’Agostino di Sicilia Futura, come pure per il Movimento 5 Stelle con Angela Foti, Gianina Ciancio e Francesco Cappello. New entry Giuseppe Zitelli di Diventerà bellissima, Giovanni Bulla dell’Udc, Gaetano Galvagno della lista Meloni-Salvini, Jose Marano del M5S e Pippo Compagnone degli “Autonomisti Popolari”, indicato da Raffaele Lombardo.

Fuori i candidati locali Tina Di Primo di Alternativa Popolare che ha racimolato appena 675 ad Adrano e Mario Cantarella con i suoi 1680 a Biancavilla dove ha fatto il sindaco dal 2003 al 2008.

Qui pubblichiamo tutti i dati, ormai definitivi, riportati dai candidati, eletti e non, tra i più noti e sostenuti da soggetti politici locali. Inseriamo pure un quadro con i dati riportati dai deputati uscenti nel 2012 per un confronto.

 

Elezioni 2017 ADRANO BIANCAVILLA BRONTE LICODIA PATERNO’ BELPASSO
 SAMMARTINO PD 1670 voti 1.252 voti  458 voti  333 voti 1.083 voti 579 voti
 BARBAGALLO PD 415 voti 529 voti 584 voti 259 voti 479 voti 184 voti
 VILLARI*

PD

 402 voti 756 voti 137 voti 105 voti 276 voti 258 voti
 FALCONE

Forza Italia

352 voti 337 voti 284 voti 97 voti 647 voti 100 voti
 PAPALE

Forza Italia

 295 voti 282 voti  309 voti 110 voti  

497 voti

 

 2.053 voti
 D’AGOSTINO

Sicilia Futura

311 voti 204 voti 379 voti 6 voti 59 voti 57 voti
 FOTI

M5S

162 voti 182 voti 90 voti  96 voti 172 voti 112 voti
 CIANCIO

M5S

196 voti 127  voti 154 voti 68 voti 260 voti 862 voti
 CAPPELLO

M5S

34 voti  14 voti 341 voti  8 voti 34 voti  33 voti
 FORZESE

Alleanza Popolare

26 voti 71 voti 197 voti 7 voti 41 voti 80 voti
 CANTARELLA

Forza Italia

706 voti 1.680 voti  41 voti  164 voti 40 voti 21 voti
 BULLA*

UDC

2.877 voti 221 voti 15 voti 63 voti  353 voti 109 voti
 DI PRIMO

Alleanza Popolare

679 voti 16 voti 10 voti 4 voti  2 voti 2 voti
 CONDORELLI*

Alleanza Popolare

 151 voti 381 voti 656 voti 61 voti  45 voti 54 voti
 ZITELLI

Div. Bellissima

83 voti 47 voti 20 voti 188 voti 505 voti 2.375 voti
 GALVAGNO

FdI-Noi c. Salvini

154 voti 145 voti 55 voti 95 voti 1.588 voti 142 voti
 RAU

UDC

101 voti 122 voti 73 voti 49 voti 2.281 voti 110 voti
 DAIDONE

Forza Italia

133 voti 17 voti 18 voti 6 voti  208 voti 115 voti
COMPAGNONE

Autonomisti

98 voti 352 voti  22 voti 21 voti 135 voti 47 voti
Fonte: Servizio Elettorale Regionale

*I candidati Villari, Bulla, Condorelli sono sostenuti da deputati uscenti ed ex deputati che, appositamente, non si sono ripresentati.

 

DATI 2012

Elezioni 2012 ADRANO BIANCAVILLA BRONTE LICODIA PATERNO’ BELPASSO
 

SAMMARTINO UDC – PD

442 voti 160 voti 131 voti 211 voti 505 voti 255 voti
 

BARBAGALLO PD

121 voti 308 voti 281 voti 63 voti 123 voti 212 voti
 

RAIA*

PD

148 voti 332 voti 316 voti 104 voti 246 voti 127 voti
 

FALCONE

PDL – Forza Italia

198 voti 282 voti 33 voti 94 voti 357 voti 117 voti
 

PAPALE

PDL – Forza Italia

264 voti 140 voti 201 voti 56 voti 432 voti

 

2516 voti
 

D’AGOSTINO

Mpa – Sicilia Futura

172 voti 334 voti 277 voti 22 voti 149 voti 53 voti
 

D’ASERO*

PDL – All. Popolare

257 voti 888 voti 232 voti 45 voti 601 voti 55 voti
 

FOTI

M5S

84 voti 58 voti 71 voti 20 voti 105 voti 91 voti
 

CIANCIO

M5S

34 voti 36 voti 27 voti 15 voti 59 voti 253 voti
 

CAPPELLO

M5S

4 voti 2 voti 3 voti 2 voti 14 voti 5 voti
 

FORZESE

UDC – All. Popolare

541 voti 40 voti 157 voti 75 voti 168 voti 105 voti
 

VULLO

Megafono – Auton.

23 voti 4 voti 99 voti 5 voti 65 voti 19 voti

NON ELETTI 2012

 

 

MANCUSO*

MPA – UDC

3012 voti 209 voti 47 voti 119 voti 79 voti 30 voti
 

DI PRIMO

PDL – All. Popolare

 

1199 voti 41 voti 28 voti 31 voti 7 voti 32 voti
 

CONDORELLI

PDL – All. Popolare

90 voti 15 voti 194 voti 4 voti 26 voti 70 voti
 

TAGLIAFERRO

FLI – Div. Bellissima

40 voti 5 voti 50 voti 14 voti 54 voti 47 voti
 

PRIMAVERA

UDC – Autonon.

86 voti 24 voti 10 voti 19 voti 35 voti 23 voti
 

ARENA

MPA – Div.Belliss.

237 voti 83 voti 21 voti 122 voti 213 voti 115 voti
 

DAIDONE

PDL – Forza Italia

43 voti 3 voti 36 voti 25 voti 89 voti 95 voti
 

PINZONE

Di Pietro – S. Futura

17 voti 13 voti 227 voti 28 voti 12 voti 3 voti
Fonte: Servizio Elettorale Regionale

*I candidati non hanno riproposto la candidatura alle regionali 2017, ma sostengono altri candidati (Raia sostiene Villari, D’Asero sostiene Condorelli, Mancuso sostiene Bulla).

DA

Affluenza sotto il 50%: vince l’astensionismo. Ecco tutti i dati

in Attualità di

di Vincenzo Ventura

L’unica vittoria certa, al momento, è quella dell’astensionismo, con 1 siciliano su 2 che ha scelto di non andare ai seggi. Rimane, così, sotto la soglia del 50% l’asticella della partecipazione, ferma al 46,76% pari a 2.179.474.

Come è già accaduto nel 2012 (47,41%), si fa sempre più netta la distanza tra gli elettori e la politica, incapace di raggiungere la gente. E dire che, in questo caso, l’offerta politica è stata molto variegata: da Musumeci che ha rimesso insieme tutto il Centrodestra all’insegna dei vecchi tempi, a Fava che, richiamando i cento passi di Peppino Impastato, ha suscitato molto l’attenzione dei più giovani, passando per Cancelleri con il Movimento 5 Stelle, non più e non soltanto forza di protesta ma anche di proposta politica, senza dimenticare i meno conosciuti in assoluto di questa competizione: il rettore dell’Università di Palermo Micari, che, adesso, finalmente, potrà andare in viaggio di nozze, e il “piccolo” di Annunziata memoria, Roberto La Rosa che aveva immaginato l’indipendenza della Sicilia.

Non c’è stato l’atteso exploit di elettori ad Adrano (41,84%) e Biancavilla (48,48%) per la presenza di alcuni candidati locali: ad Adrano, Giovanni Bulla per l’Udc,  Tina Di Primo per Alleanza Popolare (il partito del sindaco Ferrante), Pieruccia Giovanna Castiglione per il PD, mentre a Biancavilla, nelle fila di Forza Italia spiccava Mario Cantarella. Ciò non significa che questi candidati non faranno la differenza al netto dei voti che stanno per essere scrutinati. Leggermente più alta l’affluenza a Paternò (51,6%), dove si misurano otto candidati: Sinatra, Galvagno, Rapisarda, Ciatto, Rau, Sapienza, Carciotto, Crupi.

Il migliore risultato è quello di Belpasso (58,15%), più alto rispetto al 2012. Probabilmente qui ha funzionato l’effetto trascinamento dei candidati locali: Papale, Zitelli, Ciancio.

Questi i dati per i sei Comuni del comprensorio, selezionati da Symmachia.it.

ADRANO: 41,84% pari 14.857 votanti (nel 2012: 44,9%);
BIANCAVILLA: 48,49% pari a 10.433 votanti (2012: 51,74%);
BRONTE: 47,35% pari a 8.999 votanti (2012: 49,23%);
PATERNO’: 51,6% pari a 21.332 votanti (2012: 49,49%);
S.M. LICODIA: 53,11% pari a 3.512 votanti (2012: 51,7%);
BELPASSO: 58,15% pari a 13.285 votanti (2012: 54,55%);

Catania: 49,5% pari a 131.054 votanti (2012: 45,55%);

Sicilia: 46,76% pari a 2.179.474 votanti (2012: 47,41%).

Randagismo ad Adrano, un problema sottovalutato dall’amministrazione.

in Attualità/Blog/Calogero Rapisarda di

di Calogero Rapisarda


Ho avuto il dispiacere di leggere su 
TVA il racconto di un uomo che in zona San Filippo è riuscito ad evitare l’assalto da parte di un branco di cani randagi grazie ad un passaggio. In verità, nei giorni scorsi, anche a noi sono pervenute diverse segnalazioni, alcune provenienti da mamme terrorizzate, residenti in zona cappuccini, che ogni mattina sono costrette ad accompagnare i propri figli in auto per evitare eventuali attacchi da parte di un numeroso branco di cani (vedi foto). Altre segnalazioni ci sono giunte invece da parte di alcuni ragazzi che, in zona Corso Sicilia, durante le passeggiate con i loro cani sono spesso costretti alla fuga o a rifugiarsi nelle attività commerciali.

Purtroppo mi sembra che il problema sia stato ampiamente sottovalutato da questa amministrazione. E’ vero che le risorse economiche sono poche, ma cosa c’è di più importante della salute dei cittadini? I cani randagi, infatti, oltre a poter attaccare i passanti, possono essere la causa dell’aumento di incidenti stradali, della trasmissione di malattie verso la fauna locale ma anche verso l’uomo, come la rabbia o leishmaniosi. Tutto ciò costituisce un pericolo anche per i cani stessi che sono costretti a vivere in maniera pietosa, oltre ad essere spesse volte soggetti ad avvelenamenti da parte di gente che agisce facendosi guidare dalla rabbia che però, certamente, non giustifica tali vili gesti.
 
Considerato tutto questo e consci che le principali cause del randagismo sono due: abbandono di cucciolate indesiderate e riproduzione non controllata dei cani vaganti. Non sarebbe il caso di adottare misure più idonee per la risoluzione del problema?
 
Ecco un elenco di proposte utili alla causa:
 
  •  Campagna di iscrizione all’anagrafe canina e dotazione di microchip per i cani padronali;
  • Incentivare economicamente le sterilizzazioni per evitare cucciolate indesiderate;
  •  Sterilizzazione e iscrizione all’anagrafe di tutti i cani randagi;
  • Localizzare tra gli immobili o terreni di proprietà comunale luoghi adatti alla realizzazione di microcanili da poter dare in gestione a volontari animalisti;
  • Aumentare la collaborazione con le stesse associazioni di settore promuovendo corsi all’interno delle scuole (asili, elementari e superiori) sulla corretta gestione degli animali affettivi e promuovendo anche giornate di adozione di cani in piazza;
  • Incentivare l’adozione fornendo una basica assistenza veterinaria per il primo anno;
  • Istituire un servizio di recupero cani vaganti e soccorso cani feriti tempestivo;
  • Creazione di un area apposita sul website del Comune di Adrano con un photo book degli animali ritrovati, per permettere sia il riconoscimento da parte degli eventuali padroni e sia l’adozione da parte di chi ne sia interessato.
A questo punto chiediamo al Sindaco Ferrante e all’assessore al ramo Calambrogio, quante e quali di queste misure sono state finora adottate? Quali si ha intenzione di adottare in futuro?
Auspichiamo una loro risposta oltre che un intervento serio che possa mettere al riparo da qualsiasi conseguenza sia i cittadini che gli stessi animali.

La maestra Mela e la sua lezione di vita

in Attualità di

“Da una tragedia, rinasce la vita”, ha scritto sui social una collega di Mela Politi, l’insegnante di Adrano morta a 61 anni, giovedì pomeriggio, all’ospedale “Cannizzaro” di Catania, dopo essere entrata in coma irreversibile, in seguito ad una emorragia cerebrale.

Una storia che ha toccato il cuore di molti, soprattutto di coloro che hanno avuto modo di apprezzare la gentilezza d’animo della maestra Politi e di sperimentare la sua generosità che l’ha contraddistinta fino alla fine: Carmela Politi sarà sempre ricordata tra i primi donatori di organi della città di Adrano. Un gesto d’amore che contribuirà a far rinascere la speranza in coloro che aspettano un trapianto.

I suoi reni e il suo fegato sono stati espiantati dall’equipe medica del “Cannizzaro” e dell’Ismett di Palermo: la maestra Politi è la decima donatrice di organi all’ospedale catanese, nell’ultimo anno. Ciò è stato possibile grazie alla sensibilità e al consenso espresso dalla sorella, Maria Grazia, e dai familiari. Sono stati loro, in un momento di grande dolore, a rispettare una scelta che Mela Politi, in vita, aveva valutato e comunicato anche a qualche collega. Insomma, un testamento d’amore, una lezione di vita per tutti. A cominciare dai più piccoli, dai suoi amati alunni della Terza D e della Terza E del Primo circolo didattico “Sante Giuffrida”, dove ha insegnato sino a pochi giorni fa. Fino a quando un malore improvviso non l’ha sottratta all’affetto dei suoi cari e di chi la conosceva.

Una persona semplice e umile, particolarmente legata alla famiglia e ai suoi nipoti, Renata e Nicolò, un’educatrice amata e apprezzata dagli alunni e dai genitori, per i suoi modi sempre garbati e premurosi.

Sono parole sincere, quelle che utilizziamo per ricordare Mela Politi, perché sono diversi gli episodi che legano anche l’associazione Symmachia alla sua persona, momenti vissuti che affiorano alla mente. Come non ricordare, le parole d’affetto che rivolgeva ai più giovani di Symmachia durante le fasi di stampa del giornale che, in pratica, avveniva a casa sua, in un locale generosamente messo a disposizione dalla famiglia Lucifora. Se scorgeva il rumore della stampante, non faceva mancare mai il suo saluto e il suo sorriso. Quel sorriso che custodiremo per sempre.

 

Ai familiari il cordoglio di Symmachia. 

Adrano nell’occhio del ciclone di Striscia la Notizia.

in Antonio Cacioppo/Attualità/Blog/Generale di

“Cominceremo a morire il giorno in cui resteremo silenziosi di fronte alle cose che contano.”
(Martin Luther King)

di Antonio Cacioppo

L’ipocrisia è la costante scritta nel dna della maggior parte dei politici di Adrano. Non si scoprono mai, giocano di rimessa, rispondono solo se chiamati in causa, prima guardano, poi fiutano l’aria e si comportano di conseguenza, si credono furbi… politici appunto.

Si acquattano per sfruttare a loro vantaggio ogni situazione, perché sono convinti che la gente non sia capace di capire le loro strategie, infatti per loro le persone non sono niente, sono poca cosa, ecco perché i politici ostentano prepotenza verso i cittadini, salvo poi trasformarsi in servi di fronte ai potenti.

Ma andiamo ai fatti.

Ad Adrano appaiono carte da morto per una persona che morta non è. Reazione? Nessuna. Silenzio per 24 ore, 48 ore, fino a quando non arriva in paese Striscia la Notizia.

Contemporaneamente i giovani di Adrano si mobilitano sui social in maniera spontanea, organizzano riunioni (dentro cui in maniera maldestra cercano di “imbucarsi” alcuni politici, senza riuscirci).

Il vuoto e il silenzio iniziale viene colmato paradossalmente da una trasmissione televisiva e, soprattutto dal moto sincero dei ragazzi adraniti che organizzano una manifestazione su cui molti avrebbero voluto mettere il cappello.

A quel punto ai politici sornioni, che comprendono di non avere più scampo, scatta in loro, inesorabile, il riflesso condizionato dell’ipocrisia trasbordante, e giù un’orgia di dichiarazioni, di comunicati stampa, interviste:

-hanno leso l’onorabilità  della città ;

-hanno fatto passare un messaggio sbagliato;

-fuoco e fiamme contro la Petyx;

Come se il problema non fossero i manifesti e il loro messaggio inquietante, ma Striscia la Notizia. La classica operazione ipocrita di chi vuol distogliere l’attenzione da un fatto gravissimo per addossare la colpa ad altri.

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.”

Si badi bene tutta l’orgia della indignazione “pelosa” si è avuta soltanto e solo dopo che gli avvenimenti li hanno travolti, soltanto dopo che Striscia la Notizia è venuta ad Adrano e soltanto dopo che i social hanno prodotto una vera e propria rivolta morale. Solo a questo punto, come per magia, diventano tutti portatori di valori di legalità, si riempiono la bocca con dichiarazioni di antimafia.

Antimafia? Ma di quale antimafia stiamo parlando?

-Forse l’antimafia di coloro i quali non fanno politica ma vivono di politica?

-Forse l’antimafia di coloro i quali hanno avuto vantaggi personali, familiari, amicali, dalla politica?

-Forse l’antimafia di coloro i quali si riempiono la bocca di ETICITA’ e nel frattempo hanno fatto e fanno carriera professionale con la politica?

-Forse l’antimafia di coloro i quali praticano il clientelismo come un modo normale di comportamento politico?

-Forse l’antimafia di coloro i quali sono disposti a vendere i loro compagni di squadra e la loro dignità morale pur di arrivare alla poltrona?

Davanti a noi un quadro deprimente a causa di una progressiva discesa verso l’abisso della perdita dei valori, un quadro che ci può costringere ad assuefarci con apatica rassegnazione.

Poi all’improvviso arrivano scintille di speranza.
Dopo le false indignazioni, arrivano quelle vere. Dopo le false condanne, arrivano quelle vere.

Giovani, badate bene, quelli autentici, si rivoltano:

-Contro la rozzezza e la mancanza di cura, attenzione, sensibilità  verso gli altri;

-Contro l’inadeguatezza di chi governa non avendo come fine il bene comune;

-Contro la noia, la superficialità , l’incapacità  di ragionare e capire le cose;

-Contro il servilismo;

-Contro la criminalità e la paura che ne deriva;

– Contro l’indifferenza che porta ad un angosciante nichilismo che determina la perdita della generosità, della libertà, del rispetto per il prossimo.

Giovani che si esprimono con giudizi taglienti, con capacità  d’analisi, con trovate creative tipiche della loro età  e smascherano il gioco di certi politici, smontano il giocattolo della loro ipocrisia, reagiscono, discutono, agiscono.

Loro sì che sono i portatori della legalità, dei valori più autentici dell’antimafia.
Non ci resta che alzare la testa e scrutare l’orizzonte per seguire queste scie luminose che prima o poi riusciranno a farci lasciare alle spalle questo squallore.

Cambiare mentalità per cambiare Adrano

in Attualità di

di Rosario D’Agate

In merito ai fatti accaduti negli ultimi giorni in Adrano, preme fare un’attenta riflessione. Qualche giorno fa questo paese balza alla cronaca per un fatto piuttosto eloquente, ovvero l’affissione di necrologi indirizzati ad un presunto collaboratore di giustizia. Non passa molto tempo (due giorni per l’esattezza) che nuovamente Adrano è protagonista, in negativo, di un fatto a dir poco incivile. È stata bruciata in pieno centro cittadino la campana per la racconta differenziata del vetro. Basta questo per farci capire come mai i giovani, miei coetanei e non solo, preferiscono andare a vivere altrove. Chiaramente il problema non è questo splendido paese perché in pieno centro a fare da cornice a quell’ignobile gesto c’è una piazza che non ha nulla da invidiare alle più belle piazze siciliane. Ecco, è l’adranita il problema.

Il “durnese” medio ha un innato senso di prevaricazione e di sopruso, e non perde occasione per dimostrarlo. Il responsabile di quel gesto, infatti, sicuramente avrà voluto mettersi in mostra con i propri amici distruggendo una delle pochissime cose buone che l’amministrazione tenta di fare. Perché bruciare qualcosa in pieno centro ti fa sentire un duro. Questo è l’adranita medio.

La cosa che fa più rabbia, e che mette una paura immensa, è l’assenza assoluta di controlli. Questa è la riflessione da fare: è mai possibile che un pseudo-cittadino agisca indisturbato nel compiere un’azione simile? Bruciare una campana di vetro richiede tempo, e in quell’arco di tempo è possibile che un vigile, una pattuglia o anche un semplice cittadino, non sia intervenuto? Già, perché l’adranita medio è anche colui che nasconde sempre la testa sotto la sabbia e la fuoriesce solo per lamentarsi delle cose che non funzionano. Ma le lamentele non servono a nulla, se poi non si ha il coraggio di indignarsi e di reagire.

Probabilmente è per colpa dell’adranita incivile se Adrano è considerato uno dei paesi più invivibili della provincia. Ed è inutile dire che Adrano non è solo questo, perché Adrano purtroppo è questo e nessun cambiamento sarà possibile fintantoché non ci decidiamo a salvare la nostra onorabilità e il nostro orgoglio, difendendo con le unghie e con i denti il posto in cui viviamo. Certo, bisognerà cambiare mentalità e sappiamo che l’impresa è ardua, ma bisogna provarci… o no?!

Il silenzio assordante della politica adranita

in Attualità di

di Calogero Rapisarda

Lo sappiamo tutti: Adrano versa in una situazione drammatica. Viviamo in una città in cui ancora è ben radicata la criminalità organizzata e la mentalità mafiosa. Per accorgersene non è necessario leggere le tante pagine di giornale – l’ultima, quella di ieri, sui necrologi del presunto neo-collaboratore di giustizia – ma basta semplicemente prendere coscienza di come noi cittadini siamo costretti a vivere: in silenzio, a testa bassa, speranzosi che i prossimi a cui verrà domandato il pizzo o rubato lo scooter, la macchina, la merce in negozio, non siamo noi. E forse tutto questo un po’ ci consola, almeno abbiamo un argomento che ci accomuna di cui parlare, anche se a bassa voce, perché non conviene farsi notare.

Un atteggiamento che può risultare pressoché comprensibile solo se si ha contezza della solitudine a cui è costretto il cittadino per colpa della latitanza dello Stato e soprattutto della politica. Tutte le parti politiche, infatti, che di solito sbraitano e litigano per ottenere spazio, per dire la propria, per mettersi in mostra, per difendere posizioni archetipiche, per accusare (meglio se su Facebook) questa o quella parte, per dare sentenze, per guadagnarsi qualche consenso apparente mettendoci il cappello… ad ogni episodio criminale fanno silenzio. Un silenzio assordante che sa tanto di connivenza, perché poi a quelle persone bisognerà pure chiedere il voto. L’importante è promettere il cambiamento. Cambiamento che non avverrà mai finché chiunque abbia la voglia e l’ambizione di amministrare Adrano non prenda una posizione netta, decisa, di chiusura e soprattutto di reazione.

Perché di questo abbiamo bisogno: di una classe dirigente vera e autentica, che non venga meno al proprio ruolo per interesse o perché pavida. Va data una risposta non solo in termini di forza, ma soprattutto in termini di creazione delle alternative al sistema clientelare-mafioso, e per tutto questo – anche e soprattutto per questo – è la politica che deve indicare la strada!

Le elezioni regionali siciliane e l’irresistibile fascino dell’obbedienza

in Attualità di

Ogni riferimento a cose, persone e circostanze è assolutamente voluto.

La battaglia delle Termopili non ha avuto solo il significato di simboleggiare l’eroismo spartano di re Leonida, quella battaglia ha fatto che sì che si salvasse la Grecia i cui principi sono stati fondanti la civiltà europea tutta, dai modelli politici, al sistema filosofico, dall’arte alla letteratura, fino al diritto.

Ma l’aspetto più affascinante di quella civiltà è, secondo me, il desiderio di indipendenza, di libertà, portato alle estreme conseguenze del sacrificio personale, come i trecento eroi hanno testimoniato.

Oggi quella pagina meravigliosa di storia mi è tornata in mente, forse perché all’approssimarsi delle elezioni regionali osservo i comportamenti di alcuni personaggi che popolano il sistema politico della nostra città.

E mi si para davanti la dicotomia tra cittadino e suddito, tra servo e padrone, tra vassallo e feudatario.

Nelle strettoie delle Termopili si scontrarono non tanto due eserciti, ma due mondi contrapposti, due concezioni inconciliabili, da una parte l’idea persiana-orientale basata sul concetto di uomo come suddito e dall’altra parte l’idea greca di uomo come cittadino.

Cittadino è il civis, colui che partecipa alla vita della propria comunità in modo attivo, come tale è depositario di diritti e libertà.

Il suo contrario è il suddito, privo di diritti e incapace di muoversi in libertà, è colui il quale si piega ad un sistema di oligarchia, è chi tace, è chi volta lo sguardo, è chi abbassa la testa.

Il cittadino è colui che rifiuta di infeudarsi, infeudarsi ecco la parola chiave, feudo, feudalesimo, feudatario.

La politica della nostra città sembra aver ripudiato Leonida per rifarsi a qualcosa di profondamente diverso: il vassallaggio.

Il vassallaggio è stato la struttura portante della civiltà feudale, lungi da me voler fare un excursus storico così complesso, mi preme solo dire che quel sistema ha avuto una funzione storica importantissima, perché all’indomani del crollo dell’Impero Romano e la conseguente disintegrazione della civiltà, il feudalesimo permise di traghettare l’Europa verso un destino migliore.

Il feudalesimo si fondava su un rapporto personale tra il signore e il vassallo (vassus), il quale giurava fedeltà ricevendo dal signore protezione.

Tutto avveniva con una cerimonia di “omaggio”, in cui il vassallo poneva le mani giunte in quelle del signore, all’interno di una cornice spirituale tipica della sacralità medievale.

Ma questo era il feudalesimo storico, altra cosa è il neofeudalesimo di oggi.

Il feudalesimo storico aveva bisogno dei vassalli perché insieme a loro si doveva salvare una società in preda al caos, il neofeudatario, invece, ha bisogno di lacchè per perpetuare il suo potere e per creare una vera e propria macchina del consenso.

La macchina elettorale deve essere perfetta, deve possedere non un castello ma una segreteria, non bellatores (guerrieri), ma clientes (clienti), non contadini ma servi.

Il neofeudatario non dispensa terre e protezione contro i barbari, ma favori, licenze, assunzioni, finanziamenti, prebende varie.

Sia chiaro, quello che colpisce non è l’atteggiamento del neofeudatario , ma quello dei suoi sottoposti.

Voglio citare un libro sconosciuto ai più, “Discorso sulla servitù volontaria”, scritto da Etienne De La Boétie” nel 1549 e pubblicato clandestinamente nel 1576, un testo piccolo ma un capolavoro sulla libertà, meraviglioso e terribile allo stesso tempo, teso a smascherare l’atteggiamento di quegli uomini contenti di servire un tiranno, anche se il tiranno è un uomo senza qualità, uomini docili verso un padrone che li piega al proprio volere non con violenza ma facendo leva sulla loro compiacenza; non si capirebbe altrimenti il perché di chi, ricco di proprio (svincolato quindi dalla necessità e dal bisogno), senta lo stesso l’irresistibile piacere di sottomettersi.

De La Boétie ci spiega che i potenti sarebbero veramente poca cosa se non ci fossero pletore di servi pronti all’obbedienza.

Li vedi là, auto immortalati nelle foto e guardandoli capisci che sono contenti, compiacenti per aver stipulato un rapporto perverso tra l’uno, il forte e loro, i deboli.

La loro debolezza si trasforma in assuefazione, giungendo persino ad a modificare il loro pensiero per poter giustificare il loro servilismo.

Il fascino dell’obbedienza è molto diffuso, ma questi uomini si accontentano di poco, barattano la loro libertà con sistemazioni precarie e sottopagate, con promesse di corsie privilegiate per ottenere favori; quindi la questione è soprattutto psicologica, essi hanno una propensione naturale al servilismo, sono disposti a sottomettersi per poco pur di entrare nelle simpatie del potente.

Non li condanno, “tengono famiglia”, ed è per questo che lancio loro un appello.

Nel suo “Trattato del ribelle” Ernest Junger vuol convincere gli uomini che la resistenza ai potenti è possibile e nasce dalla conquista della libertà interiore:

“se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale adire quegli esseri che non hanno dimenticato cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti”.

Nessuno di noi si erge a moralista, a giudice, nessuna condanna senza appello, la verità è che, pur tra i mille errori commessi, alcuni uomini conservino un’ idea della politica come dignità, speranza, capacità critica e soprattutto libertà.

Credetemi non siamo tutti uguali.

Caro Pietrangelo Buttafuoco, te lo do io Nello Musumeci

in Attualità di

La crisi del sistema politico siciliano sembra ormai aver toccato il suo picco più alto,ormai assistiamo alla fine dell’etica, all’inabissarsi del sacro, alla scomparsa dei valori tradizionali, soppiantati da disvalori che appartengono alla sfera ecomico-finanziaria.

A questo squallore fa da cornice una crisi economica senza precedenti e, dulcis in fundo, la Sicilia ha dovuto sopportare il “cuffarismo”, il “lombardismo” e il “crocettismo”, tsunami di proporzioni bibliche.

E’ tutto perso?E’ finita?

Non lo sappiamo, ma di solito da una crisi parte il cambiamento, quello vero si spera, quello rivoluzionario.

Rivoluzionario non nel senso di rivolta armata, di colpo di stato, ma nel suo significato etimologico e più autentico: ripristino delle condizioni precedenti.

In questa accezione del termine sta il senso autentico della scommessa di Nello Musumeci, ripristino delle condizioni precedenti significa visione politica come capacità di progettare, costruire, saper discernere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, in rapporto alla res pubblica.

Il cambiamento nella sua prospettiva rivoluzionaria è la determinazione di suscitare, sentimenti, speranze, passioni.

Per innescare il cambiamento bisogna, naturalmente, che ci sia qualcuno che lo interpreti.

Per troppo tempo abbiamo assistito allo spettacolo indecente di persone a cui è stato letteralmente impedito di esprimere il proprio valore al servizio della cosa pubblica.

Ma ora siamo al capolinea, siamo sospesi sul baratro, siamo sotto una spada di Damocle che incombe su di noi.

Ammettiamolo, uomini e donne di sinistra e di destra, grillini, indipendentisti, l’unico in grado di arrestare il declino della Sicilia è Nello Musumeci.

Stare dalla parte di Nello non è un atto fideistico, non è solo apprezzare la persona, non è semplicemente scegliere un leader.

Stare con Nello è un atto d’amore per quello che lui rappresenta: la sicilianità.

Nello è qualcosa che va al di là della sua stessa persona, è un simbolo, un esempio, un modello comportamentale.

La sua carriera politica è la rappresentazione plastica di un uomo che si è tentato di isolare, da parte di chi è dedito ai compromessi, alle ipocrisie, alle disonestà tipiche di quel comportamento che Musumeci stesso definisce la malapolitica.

La sua carriera politica è l’espressione di ciò che è l’alto senso delle istituzioni, il rispetto degli avversari, il senso profondo dei valori.

Nello è un sopravvissuto, l’ultimo erede di una razza di politici in via d’estinzione.

Il buon Dio, non è dato sapere perché, ha fatto nascere in un determinato periodo storico uomini di un’altra tempra, preparati, colti, con alto senso civico, Nello Musumeci viene da quel mondo.

Lui non si è riciclato, non si è messo a scimmiottare il grillismo, coerente e duro come la roccia, testardo come un mulo,è convinto che la politica sia una nobile arte al servizio della gente.

Si, forse ha ragione Pietrangelo Buttafuoco: la cocciutaggine di Musumeci gli fa credere di poter governare l’ingovernabile.

Ma caro Buttafuoco qual è l’alternativa?

Forse rifugiarsi nei peggiori difetti di noi siciliani: il vittimismo, il fatalismo, la convinzione gattopardesca che sia tutto irredimibile, immutabile?

Oppure, caro Buttafuoco, non è meglio richiamarsi all’ideale dell’ostrica di Verga e rimanere avvinghiati ai più autentici valori della nostra terra, e tra questi il più alto dei valori: la Sicilia.

La Sicilia, non un’isola ma un continente, crogiolo di civiltà, storia.

La Sicilia come assoluto, assoluto come bellezza, unicità, identità.

La Sicilia come sublimazione e magnificenza per i suoi vulcani, le sue isole, per i suoi fiumi, per i suoi panorami mozzafiato.

La Sicilia della grande cultura: Verga, Pirandello,Quasimodo, Guttuso, Gentile, Sciascia…

La Sicilia dei grandi eroi:Impastato,Borsellino,Falcone,…

La Sicilia benedetta dagli slanci di generosità nell’accoglienza dei lampedusani.

La Sicilia nobile,migliore,autentica.

Non ci rimane che avere il coraggio di sperare, perché il coraggio della speranza è la forza vitale di rimanere ancorati ai propri valori, di rimanere attaccati alla passione e all’amore per la propria terra.

Il coraggio della speranza non è un’illusione ma l’assoluta certezza di farla “Ridiventare Bellissima”.

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