Category archive

Bacheca - page 18

http://www.livestream.com/symmachiawebtv/share

Quando la politica non bonifica le discariche… l’aria diventa irrespirabile!

in Bacheca di

Così come sosteneva don Luigi Sturzo, il  primo canone dell’arte politica dovrebbe basarsi sull’essere franco e nel fuggire dall’infingimento.

Vorrei partire da questo pensiero che non è mio, ma che faccio mio solo per il fatto che ricoprendo una carica istituzionale nella città in cui vivo ed opero, vengo etichettato come “politico”. Prima di questa esperienza vivevo la politica da molto lontano,  con molta spensieratezza e superficialità, diciamo che ero molto distante dalle migliaia di sfaccettature ed intrighi che essa ha. Ma, oggi che sono dentro a questo sistema, cerco di allontanarmi giorno dopo giorno,  non perché voglia pentirmi della scelta che con coraggio, convinzione e sacrificio  ho fatto, ma perché in questo sistema balordo ed anomalo c’è sempre qualcuno che appena può cerca di “ fregarti o macchiarti le carte”, tant’è che non appena l’aspetti, fa di tutto per infilare qualche cadavere nel tuo piccolo armadio, fregandosene dell’etica e della morale altrui e con la consapevolezza che tanto egli di armadi in cantina ne ha a volontà e tutti pieni di scheletri.

Si dice che il silenzio è d’oro, specialmente in politica, ma il silenzio è espressione di libertà, di compiacimento o di rassegnazione? Oggi specie nella nostra città c’è troppo silenzio, gli unici a parlare sono i politici, che parlano troppo, ma non si capisce se usano verità, mezze verità, verità apparenti, infingimenti o menzogne.

Il politico Adranita di oggi, o meglio il politico di bassa leva che questa città ha prodotto, non vive ed espleta la politica con la “P” maiuscola. Sa solo avvelenare l’aria ed accusare tutti quelli che ostacolano il proprio cammino.

In questa città, nell’ormai lontano e fatidico 2008, abbiamo assistito ad una rivoluzione liberale e culturale senza precedenti, in cui ogni soggetto della città, politico e non, rosso o nero che fosse, ha dato il proprio contributo al fine di ottenere un cambiamento di marcia che la politica negli anni passati non è mai riuscita a fare. Mi chiedo allora se le rivoluzioni sono figlie di idee e di sentimenti o se le rivoluzioni sono dettate dal promuovere gli stessi interessi di sempre o dei nuovi interessi !

La domanda nasce spontanea: la politica ad Adrano ha agito ed agisce  per interessi?

A mio modo di vedere, la politica dovrebbe essere l’arte del saper amministrare la città e soprattutto dovrebbe avere il dovere morale ed il compito di colmare quei tanti gap che la città ancora oggi alle soglie del 2011 ha. Non so, se questi gap si debbano attribuire alla scarsa volontà politica ed alle pessime gestioni amministrative che in questa città si susseguono ormai da anni, ma, di una cosa ne sono certo, la politica non permette a questa città di fare il salto di qualità e di raggiungere ciò che altrove si definisce “qualità della vita”. Bisognerebbe allora tutti insieme fare un esame di coscienza in modo da invertire la tendenza negativa che ormai da troppo tempo affligge questa città, ed iniziare a volare alto in modo da percorrere strade migliori che permettano di riequilibrare la città, le sorti di chi ci abita e soprattutto appaiarci finalmente con i tempi moderni.

Se una città di quasi 40.000 abitanti non cresce e non si migliora la colpa non è dei cittadini, ma della politica, di chi manovra ed ha manovrato i pupi per anni. Se una città è vittima ed ostaggio dei propri politici, vuol dire che la città non ha speranze. Ma non bisogna perdere la speranza, perché anche se oggi qualcuno non è riuscito a bonificare una  discarica e quindi a rendere l’aria respirabile ed il sito non inquinato, prima o poi ci sarà qualcuno che ci riuscirà. E’ solo questione di tempo!

Sono certo che la mia voce rimarrà presente e per l’ eticità e per la libertà nella vita politica: una voce contro chi inquina da anni costantemente la nostra città.

A tutti gli uomini liberi e forti, a tutte le associazioni, a tutta la società civile, che si sono spesi affinché Adrano voltasse pagina e che in questa grave situazione ed in questo scenario da inferno dantesco sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della libertà, senza pregiudizi né preconcetti, faccio appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà, ma soprattutto  non perdano la speranza nel poter avere una città migliore, diversa, con un po’ più di legalità e senso del rispetto.

Adrano non può rimanere una discarica, va bonificata, ripulita da chi la inquina ed opprime, Adrano deve essere una città libera non schiava dei padrini politici o dei potenti, Adrano deve essere una città vera e produttiva, non succube delle promesse e dei ricatti dei politici o dei potenti, ma soprattutto, Adrano deve essere una città dove l’infingimento non deve più esistere. Bisogna cambiare marcia, avere un nuovo stile ed una nuova mentalità. Bisogna eliminare il doppio concetto che si ha sulla libertà, perché fra coloro che amano la libertà per convinzione e coloro che amano la libertà a parole vi è una grande divergenza. Non si può permettere a nessuno di essere continuo ostaggio della politica, non si può permettere a nessuno di imbrigliare il nostro quieto vivere e soffocare le nostre speranze.

La libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca si muore.

Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce ad ogni soggetto di uccidere qualsiasi forma di vita.

Pippo Palazzotto

consigliere comunale Adrano

Rosario e don Pino, veri esempi Siciliani

in Bacheca di

“Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte!” Parole forti, emblematiche quelle utilizzate da Giovanni Paolo II nel suo anatema contro la mafia nel cuore della Sicilia, ad Agrigento, tra le bellezze naturali della Valle dei Templi, il  9 maggio 1993. Quel grido venne fuori dopo un incontro tra Wojtyla e gli anziani genitori del giudice Rosario Livatino, barbaramente ucciso, in un agguato mafioso, la mattina del 21 settembre ’90 sul viadotto Gasena, lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre – senza scorta e con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, sono stati individuati i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati.

Rimane ancora oscuro il “vero” contesto in cui è maturata la decisione di eliminare il “giudice ragazzino”, così come lo definirono Nando Dalla Chiesa e il regista Robilant, un giudice ininfluenzabile e corretto. Rosario Livatino è purtroppo solo la terza vittima innocente e illustre di Canicattì. Prima di lui, il 25 settembre 1988, stessa sorte toccò al presidente della Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo Antonino Saetta e al figlio Stefano trucidati in un agguato mafioso sempre sulla Agrigento-Caltanissetta.
Esempio di vita, non solo professionale, ma anche spirituale, al punto che il vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro tentò di mettere insieme una serie di testimonianze per l’avvio del processo diocesano di canonizzazione, che, ad oggi, comunque, non è stato avviato.
Quello stesso impegno sociale, umano, spirituale che “3P”, padre Pino Puglisi, mise nella sua intensa attività pastorale al servizio della Chiesa di Palermo ed in particolar modo di Brancaccio.
“Me lo aspettavo”, disse don Pino ai suoi carnefici, il 15 settembre, giorno del 56° compleanno.
Dice don Pino: “C’è povertà anche dal punto di vista morale. In molte famiglie non ci sono principi etici stabili, ma tutto viene valutato sul momento, in base alla necessità. Non c’è rispetto per la propria dignità, né per quella altrui. Non c’è rispetto per la proprietà. Da ciò nasce quell’insieme di “trasgressioni legali” – nel senso che la loro illegalità non è neanche avvertita – come il lavoro nero, il contrabbando, lo spaccio di droga, i furti…”
L’Associazione Culturale Symmachia e la testata giornalistica “Symmachia” ricordano con forza lo straordinario esempio di vita del giudice Livatino e di don Puglisi, parafrasando le parole di Giovanni Paolo II: “Lo diciamo ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio”.
 

Rifiuti, vogliono ringraziare…

in Bacheca di

Ogni tanto una bella storia, di quelle a lieto fine. Vi chiederete come sia possibile in questa Italia, in questa Sicilia, in questa Adrano. Eppure è così. Seguite i fatti veramente incredibili! Da parecchi mesi gli abitanti di via Papa Luciani in Adrano lamentavano la presenza troppo ravvicinata di cassonetti della spazzatura, con relativo fetore e qualche randagio di troppo. La richiesta di spostarli giunge addirittura al Commissario liquidatore dell’ATO 3. Una” pattuglia” viene  prontamente formata. Assessore, Liquidatore, Abitanti di buona volontà con televisione al seguito si presentano all’appello in via Papa Luciani. Si fà una ricognizione dei luoghi, si decide che, vista la situazione, i cassonetti non ci saranno più. Gli abitanti contenti, per la soluzione adottata, tornano a casa felici. Finalmente qualcosa funziona, i cittadini interloquiscono con i responsabili della città e da loro vengono ascoltati. E poi dicono che bisognano azioni di forza per farsi ascoltare. Assolutamente. Gli abitanti del quartiere ci tengono a ringraziare l’Ato 3, che, se è vero che ci fa pagare bollette esose è anche vero che è pronto ad andare incontro agli utenti. E poi il ringraziamento va a tutti, all’Assessore, al  Sindaco. I cassonetti non si vedono più, finalmente, sommersi da montagne di spazzatura.

Grazie.

1 16 17 18
Go to Top