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Bacheca - page 18

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Rosario e don Pino, veri esempi Siciliani

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“Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte!” Parole forti, emblematiche quelle utilizzate da Giovanni Paolo II nel suo anatema contro la mafia nel cuore della Sicilia, ad Agrigento, tra le bellezze naturali della Valle dei Templi, il  9 maggio 1993. Quel grido venne fuori dopo un incontro tra Wojtyla e gli anziani genitori del giudice Rosario Livatino, barbaramente ucciso, in un agguato mafioso, la mattina del 21 settembre ’90 sul viadotto Gasena, lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre – senza scorta e con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, sono stati individuati i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati.

Rimane ancora oscuro il “vero” contesto in cui è maturata la decisione di eliminare il “giudice ragazzino”, così come lo definirono Nando Dalla Chiesa e il regista Robilant, un giudice ininfluenzabile e corretto. Rosario Livatino è purtroppo solo la terza vittima innocente e illustre di Canicattì. Prima di lui, il 25 settembre 1988, stessa sorte toccò al presidente della Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo Antonino Saetta e al figlio Stefano trucidati in un agguato mafioso sempre sulla Agrigento-Caltanissetta.
Esempio di vita, non solo professionale, ma anche spirituale, al punto che il vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferraro tentò di mettere insieme una serie di testimonianze per l’avvio del processo diocesano di canonizzazione, che, ad oggi, comunque, non è stato avviato.
Quello stesso impegno sociale, umano, spirituale che “3P”, padre Pino Puglisi, mise nella sua intensa attività pastorale al servizio della Chiesa di Palermo ed in particolar modo di Brancaccio.
“Me lo aspettavo”, disse don Pino ai suoi carnefici, il 15 settembre, giorno del 56° compleanno.
Dice don Pino: “C’è povertà anche dal punto di vista morale. In molte famiglie non ci sono principi etici stabili, ma tutto viene valutato sul momento, in base alla necessità. Non c’è rispetto per la propria dignità, né per quella altrui. Non c’è rispetto per la proprietà. Da ciò nasce quell’insieme di “trasgressioni legali” – nel senso che la loro illegalità non è neanche avvertita – come il lavoro nero, il contrabbando, lo spaccio di droga, i furti…”
L’Associazione Culturale Symmachia e la testata giornalistica “Symmachia” ricordano con forza lo straordinario esempio di vita del giudice Livatino e di don Puglisi, parafrasando le parole di Giovanni Paolo II: “Lo diciamo ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio”.
 

Rifiuti, vogliono ringraziare…

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Ogni tanto una bella storia, di quelle a lieto fine. Vi chiederete come sia possibile in questa Italia, in questa Sicilia, in questa Adrano. Eppure è così. Seguite i fatti veramente incredibili! Da parecchi mesi gli abitanti di via Papa Luciani in Adrano lamentavano la presenza troppo ravvicinata di cassonetti della spazzatura, con relativo fetore e qualche randagio di troppo. La richiesta di spostarli giunge addirittura al Commissario liquidatore dell’ATO 3. Una” pattuglia” viene  prontamente formata. Assessore, Liquidatore, Abitanti di buona volontà con televisione al seguito si presentano all’appello in via Papa Luciani. Si fà una ricognizione dei luoghi, si decide che, vista la situazione, i cassonetti non ci saranno più. Gli abitanti contenti, per la soluzione adottata, tornano a casa felici. Finalmente qualcosa funziona, i cittadini interloquiscono con i responsabili della città e da loro vengono ascoltati. E poi dicono che bisognano azioni di forza per farsi ascoltare. Assolutamente. Gli abitanti del quartiere ci tengono a ringraziare l’Ato 3, che, se è vero che ci fa pagare bollette esose è anche vero che è pronto ad andare incontro agli utenti. E poi il ringraziamento va a tutti, all’Assessore, al  Sindaco. I cassonetti non si vedono più, finalmente, sommersi da montagne di spazzatura.

Grazie.

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