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Controcultura - page 2

L’istruzione non è una merce. La scuola non è un’azienda

in Antonio Cacioppo/Controcultura di

“Capetti improvvisati vogliono fare anche del preside un piccolo boss di paese. Senza insegnarli il comando,senza prepararlo alla leadership … gli danno infatti il potere e la responsabilità di assumere docenti per cooptazione e di premiare il merito e punire il demerito distribuendo denaro .E tutti capiscono che, solo per l’effetto annuncio, la famosa stanza del preside sta già diventando l’ufficio raccomandazioni e suppliche di quel proletariato intellettuale di cui parlava Salvemini”. (F. Merlo)

La scuola italiana sembra svegliarsi da un lungo torpore. Scioperi, assemblee, seminari, appelli. La mobilitazione del 5 Maggio ha mandato in tilt la scuola. Non poteva andare che così dopo che il ministro Giannini ha definito squadristi un gruppo di docenti che la contestavano. Sulla stessa lunghezza d’onda di dileggio il ministro Poletti, quello delle cene con i protagonisti diMafia-Capitale,che dichiara di volere diminuire le vacanze della scuola. Raro esempio di ignoranza da parte del ministro,infatti gli insegnanti sono impegnati fino a metà Luglio con gli esami e rientrano a scuola a fine Agosto per far riparare gli alunni rimandati.

Per non parlare del sotto segretario Faraone che parla dei docenti come di una “ minoranza chiassosa “. Dimenticando che è a questa minoranza che viene affidata la formazione delle nuove generazioni. Una categoria paziente, mite che non protesta nemmeno per la mancanza di un contratto di lavoro bloccato da sette anni,una categoria che per meno di mille e cinquecento euro al mese si occupa non solo di insegnamento ma di legalità,educazione stradale,psicologia,bullismo,assistenza sociale,alimentazione, rifiuti.

Oggi questa categoria decide di scendere in piazza per contestare una “riforma”che ha come obbiettivi:

1) L’aziendalizzazione della scuola.

2) La rimozione della cultura.

3) Il potenziamento della scuola privata.

4) Il concretizzarsi del Preside-manager.

L’aziendalizzazione della scuola.

Debiti formativi,crediti scolastici,sono espressioni desunte dal mondo della finanza e tipico del progetto neo-liberale della competizione di mercato che trasforma gli studenti in merce. La riforma prevede la possibilità di finanziamenti privati della scuola pubblica. E’ chiaro che le aziende potranno influenzare le scelte educative degli istituti creando di fatto scuole d’eccellenza, quelle del Nord e scuole ghetto, quelle del Sud per gli evidenti contesti economici delle due Italie. Ma il vero motore della riforma è il “piano di miglioramento”e di “qualità”,dietro cui si nasconde in realtà il subdolo tentativo di introdurre a scuola un sistema di controllo del “ management per obiettivi”.

Obiettivi, la parola magica , i docenti e i loro obbiettivi. Ma quali obiettivi? Chiaro! quelli delle aziende,quelli dei privati,quelli dei “portatori di interessi”. La riforma Thatcheriana che vuole trasformare la libertà d’insegnamento in formazione per le aziende.

La rimozione della cultura.

La logica del profitto distrugge dalle fondamenta la scuola che basa la sua essenza sul “ sapere in se”e non sulla capacità di produrre guadagni. Didattica,centralità dello studente e dell’insegnante,formazione umana sono valori spariti dall’orizzonte della scuola renziana.

La riforma manca di un asse culturale che di fatto nasconde il vuoto etico di chi l’ha pensata. Dietro pedagogismi,burocratismi,circolari,griglie di valutazione,quiz,relazioni e programmazioni chilometriche si nasconde il tentativo di svuotare la preparazione e le competenze dei professori,di distruggere il ruolo e la possibilità di formare i futuri cittadini a favore di pure logiche di mercato.

“Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi,perché le risorse mancano,o i costi sono eccessivi . Un paese che demolisce la scuola è già governato da quelli che della diffusione del sapere hanno solo da perdere”. (Italo Calvino).

Potenziamento della scuola privata.

Articolo 33 della Costituzione: “enti privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,senza oneri per lo stato”. Ma come si può rispettare questo dettato costituzionale se si irridono i lavoratori della scuola, tagliando il personale e le risorse? Per contro si assicura alle scuole private la defiscalizzazione della retta con un tetto massimo di 400 euro ad alunno. Questo ci costerà cento milioni di euro.

Il tutto mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi.

Presidi-manager.

Lo strapotere assegnato dal ddl ai presidi-podestà consiste nella sua capacità di assumere secondo un criterio di discrezionalità senza precedenti. I Presidi detteranno le linee a degli insegnanti che dovranno,obtorto collo,subire il pensiero unico e l’allineamento dei cervelli. E per chi non si allinea? Trasferito,non incentivato economicamente,ridotto al silenzio.

L’accentramento del potere nelle mani del Preside-caporale determinerà il restringersi drammatico degli spazi di democrazia e di libertà e lo svuotamento di fatto di tutti gli organismi di rappresentanza: collegio docenti,consigli di classe ecc. Sarà creato “un registro nazionale dei docenti”per tenerli sotto controllo in una specie di grande fratello di Orwelliana memoria, per controllare chi si allinea ai “piani di miglioramento”e chi,invece, è riottoso e non intende piegarsi. Ma perché non si ci può fidare dei Presidi-sceriffo?

Semplice,perché,per esempio in Sicilia, nell’ultimo concorso a preside, la commissione “riuscì”a correggere 1400 compiti,ognuno dei quali di dieci pagine per un totale di 14000 pagine in tre ore e “sorvolando” su orrori ortografici e grammaticali. Fioccarono i ricorsi e il concorso fu annullato. Tutto finito,neanche per sogno,i trecento promossi furono salvati da una “Manina amica”,una legge nazionale.

La barbarie è dietro l’angolo.

I docenti verranno piegati alle regole della scuola-azienda e della scuola-quiz. E’accettabile la versione che mette in discussione la libertà d’insegnamento,la collegialità delle decisioni? E’accettabile il ridimensionamento del collegio docenti nella sua capacità di progettare l’attività scolastica? E’accettabile riservare al manager-preside la valutazione del lavoro per quanto riguarda la qualità dell’intervento didattico dei professori? E’ accettabile la possibilità per i dirigenti scolastici di decidere la mobilità,la valutazione,il salario accessorio,fuori dalle legittime sedi contrattuali?

E’ accettabile che il Dirigente Scolastico sia valutatore, reclutatore,uomo forte circondato da uno staff acritico di maggiordomi?

Non è questa forse una sospensione della libertà? Non accettarlo è un imperativo categorico e spetta a noi.

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