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Cultura

Ecco la lettera di Symmachia al Ministro Toninelli e all’Anas

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AL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

On. Danilo TONINELLI

 

ALL’ASSESSORE REGIONALE ALLE INFRASTRUTTURE

On. Marco FALCONE

 

AL DIRETTORE REGIONALE ANAS

Ing. Valerio MELE

LL.SS.

_________

OGGETTO: Strada Statale 284, richiesta inclusione del tratto Adrano nel progetto complessivo di messa in sicurezza e raddoppio corsie e richiesta interventi urgenti

L’Associazione Culturale Symmachia di Adrano e Biancavilla, rappresentata dal presidente Calogero Rapisarda, facendosi interprete del crescente disappunto diffuso in tantissimi cittadini del territorio catanese, esprime forte preoccupazione per l’annunciata esclusione del tratto ricadente nel territorio di Adrano dal progetto complessivo di ampliamento a quattro corsie della Strada Statale 284 “Occidentale Etnea”, così come emerso durante l’incontro del 21/01/2019, al Comune di Biancavilla, in cui l’Assessore regionale alle Infrastrutture, On. Marco Falcone, e il Direttore regionale dell’Anas, Ing. Valerio Mele, hanno illustrato uno studio di pre-fattibilità per la messa in sicurezza della statale 284, con il raddoppio della carreggiata nel tratto di 10 chilometri Paternò-Biancavilla e un intervento di ammodernamento, non meglio definito, per il tratto di Adrano, di appena 5 chilometri.

Tale esclusione appare a molti cittadini inopportuna, ingiustificabile e poco aderente ad un reale obiettivo di sicurezza dell’arteria che, negli anni, è stata teatro di innumerevoli paurosi incidenti stradali, anche mortali: un fiume di sangue che rimarrà indelebile in quel che resta dell’asfalto precario della strada assassina; i morti non si contano più, l’elenco dei feriti è lunghissimo.

Disseminata lungo i bordi della strada, quasi a colmare la mancanza di guard-rail in più punti, vi è una quantità notevole di povere bestiole, travolte dai veicoli.

Quali sarebbero i “motivi tecnici” che impedirebbero l’ampliamento a quattro corsie del suddetto tratto di strada, nel territorio di Adrano, di appena 5 chilometri?

Il mancato raddoppio non rappresenta, forse, un peggioramento delle già precarie condizioni di sicurezza della trafficata arteria? Infatti, il raddoppio complessivo a quattro corsie dell’intero tratto Paternò-Adrano potrebbe dare, finalmente, uniformità alla strada. Non solo, eliminerebbe pure il crearsi del cosiddetto “effetto ad imbuto”, subito dopo lo svincolo di Biancavilla, così come fino ad oggi avviene nei pressi dello svincolo di Paternò, dove la strada provinciale 121 a quattro corsie confluisce nella strada statale 284 a due corsie.

Bisogna considerare che la strada statale 284 assume sempre più un ruolo nevralgico nei collegamenti e negli spostamenti, dal momento che è quotidianamente usata da lavoratori, studenti pendolari, mezzi pesanti, per un bacino d’utenza di oltre 150 mila abitanti, perché collega buona parte dei Comuni del versante Sud-Occidentale dell’Etna, oltre a rappresentare la più agevole soluzione, se non l’unica, per raggiungere Catania e le diramazioni verso l’Aeroporto e l’autostrada Catania-Messina.

Già nel 2015, l’Associazione Symmachia ha informato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione Siciliana delle innumerevoli criticità della strada statale, mediante un’azione di denuncia e di sensibilizzazione dei territori, una mobilitazione che l’Associazione è pronta a riattivare.

Considerato che, ad oggi, non è neppure ipotizzabile una data certa per l’avvio dei cantieri per la messa in sicurezza della strada statale 284, visto che – come emerso dal suddetto incontro istituzionale di Biancavilla – si è ancora in una fase embrionale, in cui non vi è uno studio di fattibilità ben definito, non vi sono autorizzazioni e concessioni, e non è stato neppure stilato un progetto esecutivo definitivo dell’opera, si chiede ai destinatari della presente, secondo competenza, di:

  1. Coordinare le parti per una migliore, completa ed esaustiva pianificazione degli interventi;
  2. provvedere all’inclusione del tratto di Adrano nel progetto di ampliamento a 4 corsie della strada statale 284 nel tratto compreso tra lo svincolo di Paternò e lo svincolo di Adrano-Naviccia;
  3. Prevedere l’ammodernamento del tratto Adrano-Bronte nella parte non interessata dagli interventi negli anni precedenti;
  4. l’attuazione di interventi urgenti e non più differibili per la messa in sicurezza immediata del manto stradale, della segnaletica orizzontale e verticale, del guard-rail divelto e/o assente, degli svincoli e delle piazzole di sosta invase dai rifiuti di ogni tipo, pure pericolosi, delle pareti perimetrali della strada con l’inserimento di reti protettive per impedire l’accesso di animali, tutto ciò al fine di garantire i parametri standard di sicurezza, nelle more della realizzazione degli annunciati lavori che, nella migliore delle ipotesi, non cominceranno prima di 5-6 anni.

Rimanendo a disposizione per ogni evenienza, si confida nel recepimento della presente.

Cordialmente.

Adrano, 28/01/2019

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE SYMMACHIA

Calogero Rapisarda

PRESIDENTE

La lettera di Liliana Segre agli studenti di Biancavilla

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Symmachia propone la lettera integrale della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alle atrocità nazifasciste, indirizzata agli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Rapisardi” di Biancavilla, in occasione dell’intitolazione dell’Aula Docenti dell’ex Industriale in cui concluse la sua carriera di insegnante (1974-1978) il professore biancavillese Gerardo Sangiorgio che non aderì alla Repubblica di Salò e, per questo, vi fu internato nei campi di concentramento. 

 

Care ragazzi e cari ragazzi, signore e signori,

un caro saluto a voi tutti che vi accingete a commemorare il Giorno della Memoria, in concomitanza per altro con la dedica dell’Aula insegnati del vostro Istituto ad una figura eminente dell’antifascismo del vostro Territorio. Gerardo Sangiorgio seppe infatti resistere al ricatto di aderire alla pseudo-repubblica di Salò, covo di nazifascisti e antisemiti, pagando di persona con l’internamento nei campi di concentramento hitleriani, ma al ritorno passò la sua vita nell’insegnamento e coltivando la memoria a favore di intere generazioni di giovani.

Si è appena concluso il 2018, anno in cui ricorreva l’ottantesimo anniversario delle leggi razziste promosse dal regime fascista di Mussolini, con la complicità della monarchia sabauda.

Bisogna sempre aver presente, quando si ragiona di una legislazione razzista, che essa viene da lontano. Una legge razzista presuppone sempre un ambiente razzista. Presuppone cioè un regime violento e repressivo, ma anche lo svilupparsi di un senso comune alienato che porta ad accettare provvedimenti in altri contesti inconcepibili. Anche le ‘persone normali’ sono responsabili delle leggi razziste, perché sono responsabili di quei comportamenti asociali, discriminatori, offensivi, di quella connivenza e indifferenza rispetto alla violenza, che formano il brodo di coltura delle peggiori dittature.

Ricordo ancora quando nel 1938 ascoltai per radio la notizia della promulgazione delle leggi razziali o meglio razziste. Allora persino negli ambienti della comunità ebraica non si capì subito che cosa stesse accadendo e men che meno che cosa sarebbe successo di lì a pochi anni. Per me fu comunque un trauma realizzare che ero stata “espulsa” dalla scuola. Perché? Che cosa avevo fatto? Mi fu spiegato che “si trattava di una legge che aveva stabilito che tutti gli ebrei dovessero essere ‘espulsi’ dalla scuola e da molte altre attività”. Ma che sistema è quello in cui una “legge” può stabilire una cosa del genere?

Da allora la caduta fu verticale. Dopo le leggi razziali e l’immondo Manifesto della razza sempre del 1938 fu una ininterrotta caduta agli inferi, fino al fondo toccato con la sedicente “repubblica sociale” di Salò, quando i repubblichini, per compiacere i tedeschi, arrivarono addirittura ad inasprire le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei.

Per questo ho deciso di sfruttare l’occasione inaspettata della nomina a senatrice a vita per rilanciare una missione che mi ero data da anni: farmi “testimone” diretta della tragedia della Shoah. Certamente questo non basta. Soprattutto per quando testimoni diretti non ve ne saranno più, è tanto più necessario che noi tutti ci si senta investiti del dovere di diffondere cultura, informazione, coscienza civile. Solo un sapere condiviso e critico mette infatti nelle condizioni di evitare la ricaduta in certi errori ed orrori. E proprio in quanto apre la mente al valore autentico di termini come “tolleranza”, “accoglienza”, “interculturalità”, “solidarietà” ecc. Tanto più che oggi in Europa siamo costretti ad assistere a sempre nuovi episodi di antisemitismo, di razzismo, di xenofobia.

A tutto questo bisogna reagire, senza mai abbassare la guardia. Reagire certo con la denuncia, ma appunto anche con la cultura e lo studio. Essi costituiscono infatti, oggi e sempre, l’estremo antemurale contro coloro che hanno la forza ma non la ragione.

Liliana Segre

Girolamo Rosano, il fresco volto della pace

in Cultura/Homines di

Federico Laudani, già sindaco di Adrano, dirigente del Partito Comunista
Federico Laudani, già sindaco di Adrano, dirigente del Partito Comunista

In occasione del 60° anniversario della morte del giovane Girolamo Rosano (17 gennaio 1951), abbiamo incontrato Federico Laudani, che ha vissuto in prima persona i fatti che portarono alla morte di Girolamo, caduto sotto i suoi occhi.

 “Sono stato un attivista del Pci”, si definisce così Federico Laudani, vetusto Adranita dall’aspetto sobrio, pronto al dialogo ed ebbro di storia.

É stato sindaco di Adrano dal 1969 al 1974; ci parla della sua giunta composta da due prestigiosi ex-sindaci di Adrano, il dott. Salanitro e l’avv. Pietro Maccarrone. Erano i tempi in cui il Pci ad Adrano contava tre sezioni: Curiel, Gramsci e Rosano; di quest’ultima Laudani fu segretario sin dal 1956, anno in cui il partito comunista vinse le elezioni col sistema maggioritario, poiché Adrano non superava ancora i trentamila abitanti: era l’Adrano del dopoguerra, della Prima Repubblica…

Nel 1951 in che situazione versava Adrano? Ci furono degli scioperi…

Nel 1951 l’Italia è una nazione prevalentemente agricola, specialmente il meridione dove ci furono lotte terribili per la conquista della terra.

E Rosano ne faceva parte?

Certo! Rosano era un giovane battagliero e partecipò anche alla manifestazione per la pace contro il paventato pericolo della guerra in Corea. L’Italia faceva parte del “patto atlantico” e ai giovani della classe 1928 arrivarono le cosiddette “cartoline rosa”di preavviso per tenersi pronti alla partenza; si mise in atto una mobilitazione popolare che può definirsi spontanea e che vide l’impegno di molti attivisti del Pci; ricordo Pasquale Burzillà, Nicola Palermo, Salvatore Polizzi…

Secondo lei, quel giorno perché la polizia sparò sui manifestanti?

Io posso raccontare solo quello che ho vissuto: Scelba, feroce anticomunista, era ministro degli interni; quel giorno la Polizia, con le autoblindo, divise il paese in due impedendo di attraversare sia la via Garibaldi, sia la via Roma. Gli agenti facevano, infatti, la spola tra piazza Sant’Agostino ed il Belvedere. Imboccai la via SS. Cristo per attraversare il breve tratto di via Garibaldi e così raggiungere la via Viaggio; in piazza Genova incontrai mia madre con in braccio mio figlio, che allora aveva solo pochi mesi, i cui occhi bruciavano a causa dei lacrimogeni. Mi premurai di bagnare un fazzoletto nella fontana adiacente, ormai inesistente, così da alleviare l’effetto dei gas. A quel punto, Girolamo Rosano in testa, seguito da me ed altri due giovani (tali Caruso e Santangelo) decidemmo di andare a controllare se la celere stesse continuando nella sua azione repressiva. Giunti all’angolo tra via De Giovanni e via Garibaldi vedemmo cadere Girolamo colpito da una pallottola alla tempia sinistra,  tornammo indietro, io pensavo a raggiungere nuovamente mia madre e mio figlio.

Si sentì solo un colpo?

No, sentimmo molti colpi, sparati in aria dalla Polizia. Ci furono anche dei feriti stimati intorno a diciassette.

Subito dopo che cosa accadde?

Si creò una certa tensione; la Polizia volendo evitare una strage se ne andò e ci permise di tenere il comizio non autorizzato.

Cosa successe nei giorni successivi? La polizia avviò le indagini?

Innanzitutto si svolsero i funerali che ebbero una grande partecipazione popolare: vi era un corteo interminabile. Le indagini, invece, ricaddero soprattutto su due civili che poi furono scagionati.

Dopo l’omicidio la tensione continuò ancora?

Eccome! La tensione era forte, sin dal dopoguerra per le lotte del bracciantato e l’occupazione delle terre. Per andare a coltivare

i latifondi si “ scioperava a rovescio” ossia si lavorava la terra per ottenerla. Io stesso partecipai a queste lotte; nel 1948 assieme ad un gruppo di ragazzi fummo denunciati dal guardiano di un tratto di terra abbandonato per “violazione e danneggiamento alla libera proprietà”, ricordo ancora la difesa del nostro avvocato che chiamò in causa la Costituzione e il fatto che a danneggiare un terreno incolto non è certo colui che lo coltiva, quanto, piuttosto, il proprietario che lo ha abbandonato; fummo assolti.

La tensione quando finì?

Durò fino al 1960 con il famoso governo Tambroni. Ad Adrano e Biancavilla il fenomeno dell’occupazione delle terre fu potentissimo, grazie alla presenza dei sindacati, tra i più forti di tutta la provincia. I poveri contadini lavoravano il latifondo tutto l’anno per poi andarsene con quasi niente, in paese si diceva “’ca tradente ‘n coddu”(“tradente” sta per il tridente utilizzato per “spagliare” durante la trebbiatura).

É vero che la Cisl provinciale diretta da Vito Scalia tentò di speculare sull’accaduto?

Si venne a creare una forte contrapposizione ideologica, in seguito alla scissione del sindacato, nel 1948, tra il rosso e il bianco, cioè tra la Camera del Lavoro, guidata da Giuseppe Di Vittorio, e la Cisl, diretta da Giulio Pastore.

Girolamo Rosano fu ucciso perché comunista?

Girolamo, in verità, era un giovane lavoratore, sicuramente propenso alla lotta di classe, ma non era un militante; piuttosto, la sua figura divenne simbolo di lotta sociale sia nel Pci che nei sindacati. La famiglia andò a testimoniare il “martirio” di Girolamo persino a Roma.

Intervista realizzata da Calogero Rapisarda, Antonio Cacioppo, Vincenzo Ventura.

CONCORSO VIDEO-FOTOGRAFICO PASQUA BIANCAVILLA: ECCO BANDO DI PARTECIPAZIONE

in Concorsi e mostre fotografiche Pasqua/Cultura/Iniziative/News/Notizie dal territorio/symmachia di

 

“Pasqua tra la gente dell’Etna” è il titolo dei due concorsi fotografico e video sulla Pasqua di Biancavilla, edizione 2016, in cui bisogna cogliere l’elemento umano-devozionale dei momenti clou – a scelta del partecipante – tra la processione dell’Addolorata (Venerdì Santo, mattina), I Misteri (Venerdì Santo, sera), A Paci (Domenica di Pasqua, mattina).

La partecipazione è gratuita e non è richiesta alcuna preventiva richiesta di partecipazione.

Per il CONCORSO FOTOGRAFICO: gli appassionati di fotografia dovranno realizzare 5 foto inedite, stamparle in un formato economico a scelta del partecipante (almeno 13×18 e non oltre 20×30) e consegnarle, in busta sigillata, senza firme, alla Biblioteca comunale di Villa delle Favare, entro venerdì 8 aprile 2016.

Premi. 1° classificato: 300 euro; 2° classificato 200 euro; 3° classificato: 100 euro. “Premio originalità”: 100 euro a cura del LEO Club A.B.B.

Per il CONCORSO VIDEO: i videomaker-filmmaker-appassionati video dovranno realizzare, a scelta del partecipante, uno spot o un racconto per immagini o un cortometraggio sulle tradizioni della Pasqua di Biancavilla. Sarà possibile avvalersi di esperti. Verrà decretato lo “spot ufficiale della Settimana Santa”.

Premi. Sezione “Amatori”: 300 euro. Sezione “Scuole”: 300 euro. A questi premi, si aggiungerà il “Pemio originalità”: 100 euro a cura dell’Arciconfraternita del Rosario.

A tutti verranno conferiti Attestati di partecipazione.

Consulta i bandi (clicca i link)

 Concorso Fotografico Pasqua 2016

Concorso Video Pasqua 2016

Concorso video-fotografico Pasqua 2016

La Pasqua raccontata dalle foto, ecco il book fotografico. Ventura: ‘esperimento originale’

in Concorsi e mostre fotografiche Pasqua/Cultura/Inchieste/News di

“Abbiamo voluto sostituire le parole, con l’efficacia travolgente delle immagini per raccontare una delle pagine più importanti della nostra comunità”. Così, Vincenzo Ventura, curatore del book fotografico per conto dell’Associazione Culturale Symmachia, in merito alla presentazione della raccolta di foto, selezionate tra gli scatti più belli delle due edizioni del concorso promosso nel 2011 e nel 2012.

“L’idea è maturata circa cinque anni fa – spiega Ventura – insieme al sindaco Pippo Glorioso, ci siamo accorti del grande patrimonio culturale con cui raccontare la nostra Pasqua. Da qui, lo sforzo a reperire le giuste risorse. Il Comune aveva a disposizione alcuni progetti di promozione culturale e turistica, nell’ambito del Gal Etna e, insieme ad altri tre volumi (prof. Giarrizzo, prof. Mazzone, prof. Grasso), si è scelto di inserire anche questo book fotografico, con le fotografie più belle”.

Le copie del libro, distribuite gratuitamente, sono andate letteralmente a ruba, insieme ai segnalibro con cinque immagini scelte per l’occasione, realizzate dal grafico biancavillese Giovanni Stissi.

Il critico Pippo Pappalardo: “il fotografo deve essere bravo a sintetizzare la realtà”

in Cultura/Iniziative/News di

“La fotografia è una rappresentazione nelle mani dell’autore, prende spunto dalla realtà, ma la realtà non appartiene all’autore. Il fotografo deve essere bravo a sintetizzare la realtà e a darne comunicazione agli altri”. Sono le parole di Pippo Pappalardo, avvocato catanese, critico fotografico e storico della fotografia, e da qualche anno pure docente della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF). Pappalardo è intervenuto a Biancavilla in occasione dell’importante evento culturale che ha visto la presentazione del book fotografico “Pasqua tra la gente dell’Etna: i Riti di Biancavilla”, curato al direttore di “Symmachia”, il giornalista Vincenzo Ventura, all’intero di una gremita chiesa del Rosario.

Pubblichiamo, a seguire, l’intervento integrale di Pappalardo, inserito all’interno del book fotografico.

Namasté
(l’augurio indù con il quale si saluta nell’altro la divinità che si possiede)

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Pippo Pappalardo a Biancavilla

Mia madre mi narrava che il giorno di Pasqua si “scioglieva la Gloria”, e parenti e vicini, avvertendo il suono delle campane a festa, si precipitavano per strada, cercando quella riconciliazione che era già nell’aria e nel pentimento dei loro cuori. Il tempo, insomma, era pieno, maturo, l’attesa poteva finire, e una nuova disponibilità, e una diversa apertura nella corazza dei sentimenti, invitava all’incontro, al sorriso, al pensare positivo come direbbero i moderni psicologi.
In realtà, più semplicemente, nelle chiese, erano state sciolte le corde che pendevano dai batacchi delle campane. Quelle campane, però, erano state silenziose per una settimana, liturgicamente obbedienti alla regola che imponeva loro il tempo del silenzio e del lutto.
Ora esplodevano sonore, insieme alle gemme degli alberi, alle verdure nell’orto, al richiamo dei pulcini e degli agnelli.
Bambino, intanto, chiedevo ai volti sorrridenti degli adulti, la ragione di tanto sconvolgimento e, per tutta risposta, loro mi afferravano per le orecchie e mi sollevavano al ritmo di “Crisci, crisci, cà u Signuri abbrivirisci”: Il dolore era decisamente forte, eppure chiedevo che il gioco continuasse ancora e, addirittura, che fosse partecipato agli altri bimbi.
Invero, troppi segni intorno a me, troppi misteri alla luce di un sole che era ritornato tiepido e privo di ombre ma rimaneva pur sempre silenzioso.
Cos’era accaduto di tanto straordinario?
Donne e uomini, all’interno della loro comunità familiare come all’interno del loro gruppo religioso, si erano confrontati con il grande mistero della loro esistenza: avevano contemplato il senso della morte, Ed al nascondimento di questo pensiero, ad un velo sulla problematicità della loro fede, al seppellimento della memoria, all’agonia di ogni uomo eternamente sofferente, avevano scelto di guardare “al volto dell’altro” cercandone
la Gloria, ovvero il riconoscimento dell’immanenza della divinità, la constatazione che quella sofferenza non era stata vana.

Questa scelta, drammatica quanto naturale, comportava, ormai, una stretta di mano, un abbraccio, un movimento “cercato per dono”. Perché non ci sarebbe stata pace senza perdono, non ci sarebbe stato perdono senza giustizia: ognuno ne era consapevole ma troppo debole era la cultura di cui si erano imbevuti per sorreggere questo percorso.
Occorreva il tempo forte della Domenica di Pasqua, occorreva aver percorso quel’itinerario che dalla Crocifissione conduce al Sepolcro, magari insieme a delle donne, possibilmente guidati da un angelo.
Altri luoghi, nei secoli, erano stati trovati, elaborati, cercandoli nel mito, affiancandoli ai ritmi della natura, manifestandoli nelle più raffinate teatralità, partecipandoli collettivamente. Solo il tempo nuovo della Festa pasquale è riuscito a trasformare l’’esigenza collettiva di un bisogno di serenità con il riconoscimento tutto personale della necessità di vedere il mondo con occhi nuovi per cieli nuovi.
Io, per intanto, vivevo con le orecchie doloranti la mia Passione, quella Passione secondo me, che poi ciclicamente ha scandirto il tempo cronologico della mia vita, ed il tempo lungo della mia speranza.
E, paradossalmente, tutto è ancora qui, “davanti ai nostri occhi, davanti ai nostri cervelli, davanti ai nostri cuori”, direbbe Cartier-Bresson, nonostante le riforme liturgiche, i tradimenti e il non rispetto delle tradizioni, nonostante, perfino, i nostri capelli bianchi.
E dovremmo aggiungere, nonostante quanto si sia scritto, intorno alle feste religiose in Sicilia, e della Settimana Santa, in particolare.
E ancora, nonostante quanto si sia fotografato intorno alla Settimana Santa, anzi alle Settimane Sante. E non perché le settimane siano cresciute di numero quanto perché questo tempo sacro ognuno l’ha visssuto e lo contniua a vivere secondo il proprio sentire che nel tempo modifica i suo segni e perfino i suoi protagonisti.
Le pregevoli operazioni dei grandi fotografi siciliani, e dei letterati che a loro si sono accompagnati, hanno indubbiamente lasciato una traccia su chi la Settimana continua a vivere ed interpretare.
Scianna, Leone, Minnella, e con loro Sciascia, Bufalino, Buttitta. sono nomi che ritualmente rimemoriamo tutte le volte che ci accostiamo, fotograficamente, a questi temi.
Eppure le foto raccolte in questa pobblicazione ci inducono ad una ulteriore considerazione: quell’impagabile patrimonio spirituale prima, culturale dopo, ma anche artistico e folklorico, che le Settimane Sante in Sicilia portano con sé, non sarebbe nulla se non ci fosse un riflesso, un pendant, nella compenetrazione e identificazione del popolo siciliano con la loro liturgia e teatralità insieme.
Sotto i vostri occhi, ecco lo sguardo di giovani e adulti, di fotoamatori e di professionisti fotografici di Biancavilla, Si sono volutamente lasciati coinvolgere in una rappresentazione ulteriore, quella fotografica e, pertanto, di volta in volta, hanno tentato di esprimere la loro idea sulla Festa; sono stati testimoni, narratori, creatori di un evento che conoscono dalla loro infanzia. Hanno fotografato i loro parenti, i loro amici, i loro compaesani, la loro
comunità. E, con essa, i “segni” che conoscono da sempre.
Conoscono l’Addolorata, il suo silenzio, il suo cammino verso l’omu bbonu, quel figlio che Lei sa innocente e di cui custodisce il mistero di salvezza, sua e nostra; ma, “pertransivit gladius” suona lo “Stabat mater” e allora meglio assistere in cordoglio questi altri figli che si stringono attorno a lei fiduciosi del suo “fiat”.
Conoscono i Misteri che teatralmente, lungo la strada dei Santi, in una sublime quanto ingenua mimesis rirpropongono più realisticamente il senso della passione, quasi ci fosse bisogno di ricordare la sofferenza, l’ingiustizia, il senso di vuoto e di assenza.
Conoscono, pure e però, una profonda verità che la loro fede, prima che la loro devozione, gli fatto sperimentare: l’uomo è ancora e sempre capace di Dio, ne conosce il sentire e l’immagine. Occorre solo che l’anghelos della Domenica, volando sul frutto della natura e del lavoro dell’uomo – fresche, roride, semplici “faviane” – annunci, risolutamente cercata – la Pace, la riconciliazione che altro non è che il riconoscimento che tutto si è
compiuto, tutto è venuto alla luce.
I fotografi, allora, oltrepassano la linea di frontiera della loro camera scura e penetrano nella luce nuova di una camera chiara dove ormai non c’è più posto per l’iconografia didascalisca o precettistica ma solo il tempo e lo spazio pr lo splendor veritatis.
E sciogliamoci nella “paci” del Gloria.

Il primo libro di Symmachia: una raccolta di foto per raccontare la Pasqua

in Cultura/Iniziative di

Symmachia presenta il suo primo libro e lo fa raccontando la Pasqua di Biancavilla in un modo assolutamente originale, tramite le fotografie. E’ un itinerario per immagini fra fede e tradizioni, quello proposto dal book fotografico “Pasqua tra la gente dell’Etna: i riti di Biancavilla”, curato dal direttore di “Symmachia”, Vincenzo Ventura.

La cerimonia di presentazione si svolgerà martedì, 22 marzo, alle ore 18.30, presso la chiesa del Rosario. Interverranno Maurizio Zignale, docente all’Università degli Studi di Catania, il critico fotografico Pippo Pappalardo e il maestro di fotografia Giuseppe Leone, apprezzato fotografo a livello internazionale, autore di numerose pubblicazione: Leone è stato particolarmente stimato da Sciascia e da Bufalino.

Saranno presenti anche il sindaco Giuseppe Glorioso, il responsabile di Piano del GAL Etna Ernesto del Campo, il presidente dell’Associazione Culturale Symmachia Angela Anzalone e il responsabile di Segreteria del GAL Etna Dino Laudani che modererà l’incontro.

Presentato il romanzo di Sergio Mangiameli: un amore con l’Etna protagonista

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È stato presentato a Biancavilla, giovedì 11 febbraio, presso Villa delle Favare, “Come la terra” il quarto romanzo di Sergio Mangiameli, interamente ambientato sull’Etna. Parte della storia si dipana nel versante occidentale dell’Etna, in quell’area montana compresa fra la Milia e la Pineta di Biancavilla. Insieme all’autore erano presenti il giornalista Pietro Nicosia (di Yvii24 e curatore del portale Etnalife) e il vulcanologo del Parco dell’Etna Salvo Caffo. Ha coordinato il giornalista Vincenzo Ventura. Presenti anche Salvo La Porta (di Villaggio Maori Edizioni che ha pubblicato il libro) e l’editor Natasha Puglisi.

Il libro, che parteciperà alla Rassegna Internazionale dell’Editoria di Montagna di Trento, racconta la storia di Monica, guida dell’Etna, e di Andrea, settentrionale agente di commercio.Fra loro è amore, strano e con lunghe pause, ma forte come il basalto che li accompagna per quasi trent’anni. Una storia in cui emerge il tormento che Monica porta con sé per tutta la vita nella quale l’unica certezza è l’Etna.

“Come la terra – dice l’autore – è una storia d’Amore nata sull’Etna, che cresce e si sviluppa dal 1988 fino ai giorni nostri e alla fine sfuma in un modo che soltanto l’Etna può dettare. Si capisce alla fine che quel finale non potrà esserci in nessun’altra parte del mondo e probabilmente in nessun altro vulcano della terra”.

Ai microfoni di Yvii24 anche il vulcanologo del Parco dell’Etna Salvo Caffo che spiega come l’ente si è mosso per raggiungere l’obiettivo Etna Patrimonio Unesco.

“Il Parco dell’Etna ha spinto la candidatura, ha costituito al suo interno uno staff; tutto questo è stato fatto nella normale attività di istituto e senza alcun costo aggiuntivo. Bisogna continuare a proteggere il Vulcano, a salvaguardarlo, anche attraverso uno sviluppo che sia quanto più armonico rispetto alle esigenze del territorio.”

Luca Crispi – Yvii24

“Mbweni” e “Vite anNegate”, a Villa delle Favare i volumi del maresciallo Roberto Rapisarda
VIDEO. Un grande amore per l’Africa

in Cultura/News di

L’amore per l’Africa, per coloro che vengono definiti gli “angioletti neri” e il drammatico fenomeno dell’immigrazione sono i temi portanti dei due volumi di Roberto Rapisarda, maresciallo dei Carabinieri e comandante della Stazione di Biancavilla.

In entrambi i casi, si tratta di profonde esperienze personali, vissute dallo scrittore Rapisarda al di là della divisa e delle missioni istituzionali.

Il titolo eloquente di “Vite anNegate” non può che fornirci un quadro dei continui sbarchi a Lampedusa, le traversate della speranza che, spesso, finiscono per spazzare via per sempre il sogno di una vita migliore.

A Villa delle Favare, a Biancavilla, è stato lo stesso maresciallo Rapisarda a spiegare le ragioni che lo hanno indotto a scrivere questo “racco-romanzo”, insieme agli interventi del sindaco Giuseppe Glorioso, del presidente di “Amici delle Missioni” Enrico Ferro e della la dottoressa Fiammetta Altadonna, i cui interventi hanno commosso i partecipanti, e il giornalista Angelo Vecchio Ruggeri. Presente, in sala, anche il capitano provinciale dell’Arma dei Carabinieri.

Proiettati due video: uno sugli sbarchi di Lampedusa, l’altro realizzato direttamente dal pediatra Ferro che ha immortalato i diversi momenti della missione in Africa in cui si vede, in maniera diretta e concreta, l’intervento di Rapisarda nei panni di un giardiniere, di elettricista, di idraulico, di animatore ed educatore per bambini.

A pochi giorni dal Natale, i libri del maresciallo Rapisarda potrebbero rappresentare un valido regalo da mettere sotto l’albero per amici e conoscenti: un modo per fare solidarietà in modo concreto. Infatti, i proventi della vendita del libro, verranno destinati ad opere di solidarietà a beneficio dei bambini della Guinea Bissau, e in particolare per quelli di Bula, tramite i volontari dell’Associazione di volontariato “Amici delle Missioni” – Diocesi di Caltagirone.

Il servizio della giornalista Maria Chiara Galatà di Star News

Crollano calcinacci dallo storico Monastero “Santa Lucia” di Adrano

in Adrano/Cultura di

Ai muri scrostati, ai tubi che attraversano le sculture, si aggiunge adesso il crollo di calcinacci dalla parte iniziale del monastero Santa Lucia, nel tratto compreso tra la sede dei Socialisti e alcuni bar. Per fortuna si è scongiurato il peggio, dal momento che al momento del crollo non transitavano passanti. Si è reso necessario l’intervento di tre mezzi dei Vigili del Fuoco che, con una lunga scala, hanno raggiunto la parte in cui si è registrato il crollo e, per precauzione, sono stati fatti crollare alcuni pezzi pericolanti. L’area è stata transennata. Ma il problema rimane ed è triste vedere uno dei monumenti storici della città cadere a pezzi: non a caso vi sono muri scrostati nella artistica facciata del Monastero.

Il prospetto di “Santa Lucia” da su via Roma, una delle arterie nevralgiche non solo per il traffico veicolare ma anche e soprattutto per la numerosa presenza di passanti, per via dei bar e dei circoli ricreativi, senza trascurare che nei pressi vi è un Istituto scolastico.

Insomma, serve un intervento serio e non più procrastinabile, sia per tutelare l’incolumità della gente, sia per preservare e valorizzare uno dei complessi monumentali più belli della provincia.

 

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