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Dedicato a Cancelleri: un uomo senza qualità

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di Antonio Cacioppo

Non si dovrebbe sopravvivere alla morte dei propri figli, una ferita che non può rimarginare, la tragedia più grande, un senso di vuoto , di smarrimento, penso che nessuno sia in grado di capire cosa accade nell’anima di un padre “sopravvissuto”.

Io l’ho conosciuto un uomo così ferito, era maggio o giugno non ricordo bene del 2013, venne ad Adrano per sostenere una nostra candidatura.

Parlò Musumeci, questo lo ricordo bene, di buona politica e di mala politica e lo fece con una straordinaria carica di dignità aristocratica, tipica di chi ha fondato la propria vita su valori non negoziabili che gli hanno permesso di non essere piegato dal dolore.

Poi, non so come, il discorso lo portò a parlare di sentimenti, di affetti, di triste e malinconica nostalgia per ciò che non abbiamo più, le sue parole diventarono dolci e struggenti ad un tempo, lui sembrava accarezzare con il movimento delle mani qualcuno che non c’era ma che aleggiava.

Una lacrima apparve, tutti piansero quella sera, tutti capirono, nessuno osò proferir parola.

Questi ricordi sono riaffiorati perché l’altra sera sono andato ad ascoltare Nello a Belpasso e ho pensato alla fatica di questo uomo che deve sopportare sulle sue spalle un fardello di responsabilità pesantissimo, il dolore di una vita che lo ha provato pesantemente, il senso di responsabilità che gli proviene dall’amore incondizionato per la sua terra, gli attacchi degli avversari e le meschinità degli alleati.

Assorto in questi pensieri sono tornato a casa, apro facebook e vedo che Debora Borgese ha postato un video che vedeva Cancelliere intervistato.

Lo ascolto, resto ammutolito, interdetto, non riesco a capacitarmi, lo riascolto e leggo le parole della giornalista.

Questo essere abietto osa parlare di ciò che non si può dire, questo con parole spregevoli rompe un tabù che nessuno mai si era sognato di infrangere.

Credetemi non c‘entra la politica o la campana elettorale anche se aspra, si è andati oltre ogni limite della decenza umana.

Perché questo ideologo della Cretinocrazia si è comportato così? Perché questo cultore del Nulla si è permesso un simile comportamento? Perché questa bassezza morale, questa infinita cattiveria, questa infamità?

“Nulla sulla terra consuma un uomo più rapidamente che la passione del risentimento” Nietzsche.

Risentimento, ecco il motivo che ha spinto Cancelleri a tanto.

Il risentimento dell’uomo senza qualità “sospinto dal desiderio morboso di vendicarsi della vita”, il risentimento dell’uomo gregge contro l’uomo forte, il risentimento del politicamente inetto contro l’uomo consapevole della propria rettitudine, il risentimento del mediocre contro l’uomo d’eccellenza.

E non bisogna mai sottovalutare questa categoria umana degli” impresentabili morali”,come sostenuto fortemente dallo scrittore Cipolla nel suo celebre saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”. Per questo mi appello a quanto sostenuto dallo stesso autore nella quarta legge sulla stupidita umana: le persone non stupide tendono a sottovalutare il potenziale nocivo delle persone stupide; e alla quinta: la persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che ci sia.

Il grado di pericolosità è direttamente proporzionale al posto che lo stupido occupa nella società.

Immaginate per un attimo uno stupido al potere.

Aveva capito tutto Charles De Gaulle che rispondendo ad un cittadino che lo sollecitava a condannare i coglioni, il generale rispose con una frase fulminante: “è un programma ambizioso”.                                        

                                                   

Catania non vuole più promesse

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di Gisella Torrisi

La Sicilia abbandonata al degrado viene mostrata raramente, non ci vuole un acuto osservatore per comprendere cosa succede per le sue strade. C’è chi la abita e non ne sa niente, c’è chi la abita e sa di che male sta morendo, c’è chi la abita come un figlio meschino e tira ancora latte al seno ormai stanco e privo di nutrimento. Questa è la mia amata terra, ricca di antichità oltre che bellezza tanto quanto dolore. Un enorme corpo di dolore si nutre di insofferenza, di vigliaccheria, di un progresso sterile dichiaratamente europeo.

Chi viaggia per visitarla nota una netta distinzione trai vari capoluoghi e a far davvero paura è quell’ombra di morte che si aggira sulla bellissima e regale Catania. Catania, una città che fa concorrenza a tante mete turistiche e lasciata senza aiuto, mentre vive la sua vecchiaia anticipata. Questo è lo sguardo che in una diretta Matrix lancia alla mia città.

Corso Sicilia (zona centralissima di Catania) è uno sfondo fatto di grandi palazzi di cemento e pietruzze grigie messe dal comune a coprirne le aiuole, dove per lo più sono ubicate le banche. E’ stato deciso così, era l’inizio del boom economico quando il quartiere San Berillo fu costretto con coercizione a fare posto al capitale. Erano gli anni ottanta quando si tagliò un nastro di inaugurazione per un futuro grigio, cementificato e privo di rispetto verso l’identità di una città storica. Ghettizzati, evitati, sfruttati, imbastarditi i suoi abitanti hanno fatto quello che in qualsiasi processo urbanizzativo di isolamento si può fare: essere una società dentro la società. Ma di quale società parliamo?

Non si sente più alcun senso di appartenenza, siamo soli e grigi come il Corso Sicilia e tutti a dire che non è vero. Mentre passi da lì e ti ritrovi di fronte alla realtà: uomini che vivono in strada e dal freddo si pisciano addosso e si ha persino paura di quei poveretti là fuori. Il problema sono loro, sono i trans, sono le prostitute nigeriane, sono i marocchini, sono quelli delle bancarelle della fiera, no? Il problema sono sempre le mosche che ci ronzano intorno e non lo schifo che portiamo dentro. Il problema sono sempre gli altri ed è questo che ci rende privi di appartenenza. Aspettiamo un padre che ci prenda per le spalle e ci butti finalmente in una qualsiasi vita.

Non abbiamo mai imparato a stare senza catene. Non abbiamo mai imparato a dare valore alle nostre scelte, perché “tanto non cambia nulla”.

Domani si voterà per l’Italia? Domani andremo a votare con il cuore illuso, disilluso, dolorante o già prenotato a qualche stupida promessa.

Catania non vuole più promesse, la Sicilia non se ne fa niente del futuro, l’Italia ha bisogno di un presente e non solo, ha bisogno di noi presenti e vigili.

I 30 anni dell’Avis di Biancavilla: un cuore che pulsa solidarietà

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Sarà un compleanno da ricordare per l’Avis di Biancavilla, intitolata all’indimenticato medico Nino Tropea, uomo perbene, instancabile sostenitore delle cose positive – aveva apprezzato il giornale “Symmachia” – sempre al fianco dell’Avis, sin dalla fondazione, il 31 gennaio 1987.

L’Avis di Biancavilla festeggia i suoi trent’anni inaugurando una nuova sede, individuata dall’amministrazione comunale nei locali di via Fratelli Cervi, fino a qualche mese fa utilizzati dal comando di Polizia municipale, oggi traslocato al piano terra del municipio.

Per l’Avis, la “nuova casa” è importante, perché è stato scongiurato il rischio di vedere compromesse le diverse attività, dopo il crollo di una parte del tetto dell’edificio privato in cui la sezione “Tropea” ha operato fino allo scorso anno.

L’inaugurazione si è svolta ieri (domenica, 19 febbraio) alla presenza del sindaco Pippo Glorioso e del presidente Avis Fulvio Cantarella, insediatosi poche settimane fa, in seguito al rinnovo delle cariche sociali.

Del nuovo Consiglio direttivo fanno parte: Varinia Pastanella e Ignazio Garofalo, vicepresidenti, Jula Gagliano, tesoriere, Elisa Galvagno, segretaria dell’associazione, insieme a Marilù Iudica nelle funzioni di direttore sanitario, insieme all’ex presidente Alberto Bellocchi. Folta la schiera di giovani, le nuove leve dell’Avis di Biancavilla che, in modo spontaneo, ormai da qualche tempo, sostengono in prima persona le donazioni. Tra questi: Francesco Pinzone, che sarà responsabile di “AvisGiovani”, Filipppo Sapienza, Francesco Marano gestione sede, Luciano Distefano e Giovanni Sangiorgio.

I giovani, si diceva. Si parte da loro, puntando a far conoscere le attività dell’Avis e il prezioso contributo per la donazione del sangue.

Il 2016 è stato l’anno record per le donazioni che hanno superato la soglia di ben 300 gesti di solidarietà, con un incremento – ci spiegano dall’Avis – di 56 unità sangue rispetto al 2015. Anche i donatori sono cresciuti: 200 soci, di cui 34 nuovi donatori.

Auguri, Avis!

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