È morto un Camerata

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di Sergio Pignato

Angelo Abbadessa – Angelino come lo chiamavano gli amici – è morto. È morto a Roma presso i suoi figli, da cui si era recato dopo che gli avevano diagnosticato un male incurabile. La notizia mi ha toccato molto.

L’ho conosciuto nel ’71, dato che è stato mio professore di matematica alle scuole medie. L’ho ritrovato più tardi, ai tempi del liceo, quando varcai per la prima volta la soglia della sezione del M.S.I. di Piazza Umberto. Era uomo di punta del partito. Consigliere comunale e poi consigliere provinciale, ai tempi in cui il delegato alla provincia veniva nominato dal consiglio comunale. In quell’occasione fu votato persino dagli avversari, i quali riconoscevano in lui probità e preparazione. Fu molto stimato Angelino Abbadessa.

Più tardi, fu uno delle figure più significative del centro culturale Nuovapolis. Animatore culturale entusiasta ed indefesso, lo ricordiamo per essere stato redattore diligente e puntuale del giornale (Bloc Notes) che il centro editava e stampava.

Sebbene fosse il più anziano del gruppo non fece mai pesare status, esperienza e formazione. Era uno che faceva squadra o come lui amava dire: un uomo di servizio.

Occhi cerulei in un corpo asciutto e scattante, quando camminava pareva non poggiare i piedi a terra.

Mi piaceva ascoltare Angelo Abbadessa, il Preside come tutti lo chiamavamo. Nei momenti di pausa delle nostre attività, quando ci si dava alla libera discussione, capitava che narrasse episodi dell’Adrano di un tempo, del periodo della guerra, dei vecchi esponenti locali del M.S.I..

Ci sedevamo in circolo e lo ascoltavamo attenti, presi come eravamo dalla magia del racconto. Serbo di quegli anni un ricordo bello ed indelebile. Forse perché sono gli anni della mia giovinezza, forse perché aleggiava il senso profondo del cameratismo.

Abbiamo vissuto – e continuiamo a vivere – il cameratismo non come mero ricordo di battaglie ed impegni politici condivisi, di persone che non sono più tra noi o di ranci (più o meno metaforici) consumati nella rabbia e nell’orgoglio ma come stimolo a vivere con la testa alta e la schiena dritta.

In questo, Angelino Abbadessa ci fu maestro.