Botta e risposta Cacioppo – Mancuso. I tre stadi del “mancusismo”. L’ex Sindaco scrive a Symmachia: “dal mancusismo al cacioppismo”

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Come annunciato da Symmachia, è stato diffuso un volantino dall’ex sindaco, ex deputato regionale, ex Maresciallo Fabio Maria Mancuso in risposta all’articolo del prof. Antonio Cacioppo pubblicato nell’ultima edizione del nostro periodico (leggi qui) su quello che viene definito il “fenomeno mancusismo” nei suoi tre stati: mancusismo laico-festaiolo-godereccio al mancusismo mistico-religioso fino all’ultima straordinaria trasformazione: il mancusismo legalitario. Non sono mancati i riferimenti all’ultimo Consiglio comunale in cui si sarebbe dovuto dibattere di “legalità” e, invece, protagonista indiscusso di buona parte della seduta consiliare è stato il nostro periodico.

All’articolo è seguito un volantino di replica che reca la firma di Fabio Mancuso. In anteprima, siamo riusciti a proporre ai lettori del nostro sito web il testo integrale dell’intervento dell’ex Sindaco di Adrano, prima che finisse sui social network.

 

Ecco il botta e risposta

tra Antonio Cacioppo e Fabio Mancuso.

 

INTERVENTO ANTONIO CACIOPPO.

La sgradevole sensazione di trovarsi di fronte ad uno spettacolo come il Consiglio comunale del 31gennaio scorso ha lasciato sgomenti molti. Il sus­seguirsi delle parole lette in aula dal capogruppo di “Magnifica gente” (scusate l’ironia perché non è vo­luta) ha indignato molte persone, ha creato nausea, senso di rivolta, espressioni del tipo “da chi viene la predica”, ma a nostro avviso tutte queste sensazioni sono errate, tutto questo e semplicemente lo “spirito dei tempi”. Le forme politiche sono sempre il rifles­so di tipi umani che sono loro propri. Il tipo umano di questo momento politico è per alcuni il mancusi­smo. Un osservatore poco attento potrebbe pensare che questo termine indichi una persona, un politico che tutti conoscono. Non è cosi, il mancusismo non è un individuo, è un habitus mentale, è una subcultura, uno stile per molto tempo vincente ma che, ora, inco­mincia a declinare, battuto nel 2008, battuto di nuovo nel 2013 da una vera e propria “rivolta popolare” e da una onda di indignazione perché ormai questo mo­dello politico ha palesato delle crepe. Ma malgrado le sconfitte il fenomeno continua a persistere. Perché?

Rispondere non è facile, ma ci proveremo. Forse la vera risposta sta nelle condizioni culturali, psicologi­che, morali, economiche della nostra comunità.

Queste condizioni hanno sviluppato un sentimento avverso allo spirito pubblico e hanno portato molti a cooperare solo in virtù di un proprio tornaconto, se­guendo la regola delle regole; incassare eventuali van­taggi materiali della propria cerchia di sodali parten­do dal principio che tutti agiscono allo stesso modo.

Questo sentimento porta e porterà all’autoassoluzione per cui tutti saremmo gli stessi.

La convergenza tra il personaggio preso in esame e questa realtà socio-economica adranita ha creato, a nostro avviso, il mancusismo incarnato in questo mo­mento storico dall’ex Maresciallo, personaggio abile, (s)pregiudicato e capace di interpretare perfettamente tutti gli aspetti, i ruoli e gli umori peggiori della socie­tà adranita:

1) Scarso o assente senso civico;

2) Il disprezzo degli interessi comuni;

3) Atteggiamento di “familismo amorale”;

Ma anche quando la sua parabola sembra declinare, lui politicamente sopravvive. Come può riuscirci ? Forse, la risposta si trova nella sua capacità incarnare tre dei mali della politica italiana:

IL TRASFORMISMO

C’è qualcuno che ricorda bene i cambi di casacca dell’ex deputato? Proviamo ad elencarli.

1) Rinascita per Adrano (1997)

2) Lista Civica 2000 (1997)

3) Forza Italia – Cdu (2000)

4) Udc (2001-2005)

5) Pdl (2008)

6) Impegno e territorio (2012)

7) Mpa (2012)

8) Magnifica Gente (2013)

9) Forza Italia o Partito Democratico? (2014)

IL VITTIMISMO

Fa parte di una “strategia comu­nicativa”. La strategia prevede l’immagine di un uomo che vive in permanente stato d’assedio, di­sprezzato, attaccato. Il vittimista si lamenta di essere l’unico a cui non si perdoni niente, oggetto di gene­rale ostilità, di mancanza di equità di trattamento.

Questi argomenti adoperati vengo­no rilanciati, detti, comunicati con periodicità ossessiva all’insegna del repetita iuvant.

L’INTIMIDAZIONE POLITICA

L’intimidazione politica, masche­rata spesso da presunta goliardia, si materializza nei comizi e nelle apparizioni televisive quando l’ex Maresciallo fa nomi e cognomi, li indica, li evidenzia come “nemici”, li etichetta, li minaccia di querele con il chiaro intento di intimidire politicamente, avvertire, ammoni­re, affinché chi è oggetto dell’attac­co si intimorisca e sia “costretto” a desistere.

Ma, secondo noi, il vero capolavo­ro è il trasformismo umano,che si caratterizza attraverso tre stadi:

L’eterno carnevale, è simboleggiato da un racconto che ha visto l’ex Marescaillo arringare la folla festante bran­dendo un’ anguria, circondato da ballerine in abiti succinti. Questa è forse la forma primitiva e primigenia del personaggio-camaleonte; ma se si riflette già allora era presente qualcosa di metafisico e di religioso in quell’at­teggiamento. Assomigliava infatti ad un cavaliere medievale che arringava la folla brandendo la Bibbia e la spa­da per convincere i fedeli a partire per liberare il Santo Sepolcro. Allo stesso modo l’ex Maresciallo motivava la folla per coinvolgerla e liberarla dai propri freni inibitori e accompagnarla alla terra promessa: la festa eterna.

La campagna elettorale del 2013 è stata un autentico capolavoro. Dismessi i panni del laico-festaiolo-godereccio si è trasformato, come per magia, in Enrico IV al cospetto di Gregorio VII. Ha indossato il saio francescano, si è cosparso il capo di cenere, si è convertito ai valori cristiani della fratel­lanza, del perdono e dell’umiltà. Miracolo! Una vera e propria illuminazione sulla via di Damasco. Anche in questo secondo caso, l’aspetto religioso, come è ovvio, ha il sopravvento. Vestito ora da prete, anche se laico, l’ex Sindaco prima si autoassolve e poi officia sull’altare (il palco del comi­zio) la messa per chiamare a sé i convertiti alla nuova “magnificafede.

Questa fase si apre con processi alle intenzioni, commistioni, stravolgimenti di articoli di “giornalini”, accuse senza prove. Questo l’armamentario del neolegalitarioNessun mezzo è troppo sporco per un fine così puro.

Carmelo Pellegriti, capogruppo di “Magnifica Gente”, (scusate di nuovo per l’involontaria ironia) nell’ultimo Consiglio comunale accusa la maggioranza di volerlo imbavagliare, non permettendogli di parlare di lega­lità (incredibile si oltrepassa l’ilarità per sfociare nel grottesco). Finalmente gli viene concessa la parola per leggere delle paginette “sicuramente” scritte da lui me­desimo. La lettura è seria, toccante, carica di pathos, si scandiscono bene le parole, si sillaba, piano piano si arriva “la dove il tanto affaticar fu volto”: gli atti.

Le “prove” incontrovertibili delle “illegalità”, grazie alle quali finalmente si scoperchia il verminaioTutto questo alla presenza della Polizia, dei Carabinie­ri, della Tv locale. Romanzando sulla scena, pare che qualcuno dal pubblico gridi: fuori i nomi! Eccoli!

1. Pippo Ferrante: capo di una non me­glio precisata banda di “personag­gi impresentabili” poco raccomandabili. Qual è la sua colpa? L’aver pronunciato la parola fatidica: “condizionamen­to”

2. Antonio Cacioppo: leader di un noto “gruppo di potere”, ma responsabile soprattutto di essere marito del vicesindaco. Qual è la sua colpa? L’aver scritto sul periodico “Symmachia” le seguenti parole: “il P.R.G., ad Adrano, è stato tenuto nei cassetti da un sistema di potere, da oligarchie impenetrabili per oltre 20 anni”. Secondo quale logica si ci deve giustificare per un’affermazione del genere? Non sarebbe stato più opportuno che a questa doman­da avessero risposto coloro i quali hanno Governato negli ultimi 20 anni?

3. Carmelo Salanitro: l’espressione più chiara ed alta “del complotto ordito contro il bene”. Qual è la sua colpa? L’essersi spinto, -udite udite-, fino a produrre dei do­cumenti che attesterebbero le inadempienze di certi uffici.

Infine il neogiustizialista Pellegriti sfodera la prova delle prove, la pistola fumante: un assessore della precedente giunta ha avuto l’ardire, tenetevi forte, di essersi interessato per far sistemare una strada.

Finalmente il buon Pellegriti finisce la “terribile” re­quisitoria, si vede è provato, “l’atto di gran coraggio” lo ha messo a dura prova, anche se sorge un dubbio: forse è provato perchè si è accorto che tutti i suoi con­siglieri, quatti quatti, sono usciti dall’aula? Non importa, ecco che scatta la dura reazione.

Il Vicesindaco, con sfacciataggine, chiede al neogiu­stizialista Pellegriti se egli si senta rappresentato da un leader che dovrebbe essere un modello per il loro gruppo e che è, invece, un pregiudicato (sentenza di condanna n.39439).

Segue la reazione di Salanitro che con “supponenza” snocciola dati su dati e si permette, “gran maleducato”, di ricordare al neolegalitario che sulle vicende dell’a­busivismo il Pellegriti sedeva in passato in Consiglio comunale.

Alla fine ecco intervenire i “picchiatori”, uno armato di fioretto, Alessandro Zignale, l’altro di scimitarra, Enzo Maccarrone.

I due consiglieri ricordano al buon Pellegriti di avere egli stesso delle pendenze con il Tribunale della Corte dei Conti. Accidenti! Erano convinti di dare botte e le hanno prese. Erano andati in consiglio comunale per denunciare le “ma­lefatte” della maggioranza, che ha ricordato i loro non trascurabili “piccoli” nei.

Il pubblico ministero PellegritiMancuso si trasfor­ma in imputato, nell’ilarità generale.

Il capogruppo di “Magnifica Gente” si vede costretto a trasformarsi da attaccante in attaccato, obbligato a di difendere il suo leader e se stesso, scena gustosa ed esilarante se non fosse per la drammaticità del mo­mento.

Andiamo, signori neolegalitari, concentratevi!

Chi fra noi segna a dito, denuncia, diffama, incita all’odio? 

Andiamo, “magnifici” neopoliziotti, perché vi com­portate così?

Forse, perché appartenete al partito della delusione?

La delusione di chi è stato sconfitto e non riesce a far­sene una ragione?

La delusione di chi non ha come interesse la città ma il proprio tornaconto?

La delusione di chi trasforma in odio la politica alla perenne ricerca di un capro espiatorio?

La delusione di chi alimenta l’insinuazione da cui de­riva il dubbio che genera il sospetto?

La delusione di chi vuole a tutti i costi fare a gara per chi è più servo nel compiacere il capo?

La delusione di chi è incapace di capire il senso di un atto,di un discorso, di uno scritto?

La delusione di chi sente il panico tipico dei deboli di fronte ad una realtà che non li accetta?

Dovete sapere cari censori che le denigrazioni non ci impediranno di operare e agire, non abbiamo paura, perché dovremmo averla?

La sola possibilità del cambiamento terrorizza la “mala-politica”: gli ultimi conati della loro “magnifi­ca” natura vendicativa sono le ultime convulsioni del­la loro agonia politica.

INTERVENTO FABIO MANCUSO. 

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