Quei falsi-giovani e il loro agire mediocre in politica

in Calogero Rapisarda di

Non basta avere trent’anni per essere giovani, e questo (specialmente) in politica è più di una semplice verità.

Ci sono giovani che da anni militano nei partiti senza avere mai espresso nulla di concreto; ci sono giovani che per anni hanno guidato la macchina e portato la valigetta al potentato-politico di turno e questo è stato il loro migliore esercizio di militanza politica; ci sono giovani che sono cresciuti all’ombra dei soliti marpioni padri-padrini-padroni-politici acquisendo la loro stessa mentalità, la loro stessa “grettezza” politica, il loro stesso agire “furbesco” che, a trent’anni, (alcuni anche meno) li ha resi già vecchi.

Vecchi come i loro maestri che il tempo ha reso, politicamente parlando, come impresentabili al cospetto degli elettori e, dunque, hanno dovuto passare il testimone.

La parola “giovani”, che sempre di più viene strattonata di qua e di là, da destra, da centro, da sinistra, da movimenti trasversali finisce non solo per essere strumentalizzata da queste “entità politiche” per un mero fine elettoralistico, ma viene sbeffeggiata, inverosimilmente, in nome del proprio tornaconto politico, e, quindi, usata in modo speculativo, proprio dai giovani, quei giovani che scalpitano e bramano per il potere.

Questi sono i giovani che sono cresciuti, per tanti anni, alla corte del potere politico plaudendo i loro mentori.

Questi giovani, pur avendo trent’anni, non sono giovani ma vecchi; vecchi nell’anima, nel loro muoversi, nel loro atteggiarsi da leader, nel loro pensare arguto, nel loro agire mediocre.

Questi giovani-vecchi non sognano, non sono capaci di sognare.

L’unica cosa che sono capaci di sognare è il potere, e non ambiscono a nulla se non alla mera fama incoronata dal semplice successo personale, anche a costo di perdere la loro dignità, vendendosi per un gruzzolo di pane, per una manciata di paglia.

Quanta delusione nei volti di chi li ha votati, quanta delusione nei volti di chi li ha appoggiati con le proprie forze, quanta delusione in chi si è contrapposto politicamente a loro, credendo di aver di fronte un valido giovane avversario che, comunque sarebbe andata, avrebbe potuto rappresentare un cambiamento; ma loro non sono giovani, non possono rappresentare nessuna svolta, nemmeno la più piccola di quelle paventate. Questi giovani vecchi, capaci di vivere la movida, magari cavalcarla politicamente (questa è l’eredità lasciataci dai grandi politici festaioli), capaci di raccomandare e farsi raccomandare senza competenze specifiche, dopo che sono passati sui cadaveri dei loro maestri, possono rappresentare e incarnare al meglio solo il grande inganno che gli è stato tramandato, finendo per passare anche sui nostri cadaveri. Ebbene, in molti si sono fatti ingannare, votando magari proprio per quei giovani che fino a ieri criticavano i partiti e di cui oggi, sfruttando la bufera di polvere, il caos che qualcuno ha artatamente sollevato in qualche segreteria di partito, non solo ne fanno parte ma qualcuno ne è anche diventato rappresentante (capogruppo) in consiglio comunale. Smaltita la delusione, però, i veri giovani, quelli che per dimostrare di esserlo non hanno bisogno della carta d’identità, non possono lasciare la scena a questi politicanti, non possono affidare il loro futuro a questi personaggi, non possono non far tramutare la delusione in rabbia e la rabbia in impegno, perché come diceva un grande Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

Pubblicato nell’edizione di maggio del periodico d’informazione Symmachia